RIMETTERE AL CENTRO LE PERSONE PER AFFRONTARE LA QUESTIONE DELLE DIPENDENZE

data di pubblicazione:

1 Luglio 2022

Sul periodico on line VITA, in occasione della giornata mondiale contro l’abuso e il traffico illecito di droga, che si celebra ogni 26 giugno, si può leggere un articolo a cura del presidente della Federazione Italiana Comunità Terapeutiche – Fict – che propone di rimettere al centro le persone, e non solo le sostanze, per affrontare al meglio il fenomeno delle dipendenze.

In occasione della giornata mondiale istituita dall’ONU nel 1987, che quest’anno ha scelto il motto #CareInCrises, “Affrontare le sfide della droga nelle crisi sanitarie e umanitarie”, il presidente di Fict, Luciano Squillaci, lancia un altro       slogan dal titolo che recita: “La persona al centro non il problema.#primalepersone”. La federazione con questo slogan intende riportare al centro del dibattito politico la centralità della persona a scapito di quella della sostanza. “(…) Una battaglia contro la sostanza che già sappiamo, persa in partenza, mentre la prevenzione, la cura e la riabilitazione della persona che dovrebbero essere essenziali, sono del tutto ignorati, a causa della normalizzazione dell’uso e di un conseguente abbassamento della percezione del rischio”.
A dimostrazione del momento critico in cui ci troviamo, frutto non solo della pandemia e della crisi umanitaria ed economica a seguito della guerra in Ucraina, ci sono i numeri presi dall’ultimo rapporto UE, che parla di 5.800 decessi all’anno per overdose, di cui 350 solo in Italia. Questa drammatica situazione viene quotidianamente affrontata dai servizi pubblici e privati che, secondo il presidente di Fict “(…)  in questi ultimi anni sono stati marginalizzati e dimenticati sempre di più”.
Questo anche a causa di “(…) un sistema dei servizi regolato da una normativa sulle dipendenze, ibernata al 1990, e, pertanto, incapace di rispondere ai bisogni di un mondo, quello delle dipendenze, profondamente mutato da com’era trenta anni fa. Un quadro normativo che disegna un modello di intervento fortemente centrato sul problema e non sulle persone”.
L’ultima Relazione al Parlamento, riferita ai dati del 2020, parla di 125.000 persone con problemi di dipendenza da sostanze  illegali in carico ai servizi. Numeri questi che non tengono in considerazione sia quelle persone che hanno le stesse problematiche, ma che i servizi non riescono ad intercettare, sia tutte quelle persone che hanno altre forme di dipendenza (da sostanze legali come alcol e psicofarmaci, oppure comportamentali come quelle da gioco o internet che sono in continua ascesa).
Non ultimo bisogna considerare anche i canali di vendita delle sostanze on line, in particolare quello del dark web, canale di acquisto meno impegnativo ma più rischioso, che ha triplicato il suo fatturato durante il periodo pandemico.
Alla fine, secondo Squillaci, si può parlare di un fenomeno che in Italia  coinvolge almeno 500.000 persone, tra cui moltissimi giovani, per cui “(…) Non possiamo stupirci, quindi, se il 26% dei nostri ragazzi in età scolare, più di 1 su 4, ha fatto uso di sostanze illegali nello scorso anno. L’incuria della politica per la cultura educativa e per le azioni preventive ci ha costretti a lavorare sui territori in una logica del “qui ed ora”, emergenziale, provocando vuoti educativi a scapito dei giovani”.
Un modo per uscire da questa situazione è quindi tornare a lavorare sui territori con una logica di prossimità – conclude il presidente Fict – ripartendo dalla relazioni con le persone, abbattendo le differenze tra consumatori di serie A e serie B, e lavorando in sinergia tra servizi pubblici e privati.

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