IL CENTRO MARMOTTAN DI PARIGI COMPIE 50 ANNI. UN INTERVENTO PIONIERISTICO NEL CAMPO DELLE DIPENDENZE

data di pubblicazione:

17 Giugno 2022

Un articolo di Mauro Croce e Alberto Arnaudo sul primo numero del 2022 della rivista DAL DIRE AL FARE, ci ricorda l’importanza della fondazione dell‘Hòpital Marmottan, centro di cura e supporto per le pratiche di dipendenze, che ha rappresentato negli anni settanta e ottanta un punto di svolta per tanti medici e operatori che hanno cominciato a lavorare nei servizi per le tossicodipendenze.  

Fondato nel 1971 dallo psichiatra Claude Olievenstein, “(…) pioniere specializzato nel trattamento della dipendenza da sostanze”, il centro ha rappresentato da sempre uno spazio di accoglienza improntato alla creazione di relazioni vere, non giudicanti, perché come diceva Olievenstain: “(…) La clinica , le prese in carico del paziente, non si possono mai ridurre ad una guida di buone pratiche“.
Anche se, rispetto agli anni della fondazione del centro, il mondo delle dipendenze è molto cambiato, come pure le pratiche di lavoro, l’approccio sociale al fenomeno è rimasto molto simile, portandosi dietro stigmi molto forti verso i consumatori.  In base a questo l’operatività degli operatori è ancora fortemente improntata”(…) all’ascolto e alla clinica, insieme al rifiuto di ogni tentazione riduzionista e classificatoria”.
Rimane stabile nel tempo anche l’idea che si possa lavorare solo con persone ad accesso volontario, con cui vanno stabilire alleanze terapeutiche che vanno rinnovate di volta in volta. Un altro concetto centrale nel lavoro con le dipendenze del centro è l’assenza di un’unica teoria di riferimento, sia essa scientifica, psicanalitica o sociologica, che impone continuamente di riflettere non solo sul proprio lavoro e sulle conseguenze che questo ha per i pazienti, ma anche “(…) per l’impatto sul modo in cui la società considera i tossicodipendenti, gli alcolisti, i giocatori, gli addict di ogni tipo“.
In sintesi, secondo l’attuale direttore del centro, l’additologia non si può affrontare solo con le conoscenze mediche e della biologia, ma deve interrogare continuamente anche altre discipline, quali filosofia, antropologia e sociologia, perché prima di tutto “(…) si tratta di un problema sociale che porta secondariamente a problemi di sanità pubblica. Ciò riporta in questione il campo della prevenzione , rivelando implicazioni squisitamente politiche, specie rispetto alle misure di contenimento dei consumi nella maggioranza della popolazione finalizzata a proteggere una minoranza di vulnerabili”. 

DAL Fare al DIRE. Rivista italiana di informazione e confronto sulle patologie da dipendenza. A cura degli operatori dei servizi.
Numero n° del 2022.
Disponibile presso il CESDA

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