LA CAFFEINA E LA DIPENDENZA SILENZIOSA

data di pubblicazione:

24 Marzo 2022

Lo beviamo tutti i giorni, più volte al giorno, tanto da diventare da sempre un’abitudine che permea la nostra quotidianità, sia lavorativa che nel tempo libero, ma i suoi affetti si fanno sentire, silenziosamente, soprattutto quando non lo prendi. Il caffè, le sue origini, la sua storia e i suoi effetti sul corpo e sulla mente sono gli argomenti che il giornalista Micheal Pollan tratta in un articolo dal titolo “La dipendenza silenziosa”.

Per un certo periodo Pollan ha deciso di  fare a meno della sua bevanda preferita, il caffè appunto, per indagare in prima persona quali effetti sarebbero apparsi e con quale intensità, durante e dopo l’interruzione del suo consumo giornaliero. Tutto questo dopo aver parlato con uno dei maggiori esperti al mondo di sostanze che alterano l’umore, Roland Griffiths, che è stato anche uno dei principali responsabili della diagnosi di “astinenza della caffeina” inclusa nel DSM V . Gli scienziati hanno spiegato “(…) i possibili sintomi dell’astinenza da caffeina: mal di testa, affaticamento, letargia, difficoltà di concentrazione, calo della motivazione, irritabilità, intenso disagio, perdita di fiducia e disforia“. Tutte cose che Pollan ha sperimentato direttamente e raccontato durante le diverse fasi della sua “sperimentazione”. Nell’ articolo non mancano anche considerazioni rispetto alla nascita ed evoluzione nel consumo della bevanda, ossia di come questa si sia adattata nel tempo, “migrando” dai paesi arabi (dove si consumava anche in alternativa all’alcol) a quelli occidentali e diventando, ad esempio,  la bevanda preferita degli operai e impiegati inglesi dell’ottocento. La caffeina nel tempo si è rivelata una molecola molto flessibile e utile in contesti molto diversi tra loro, compresi quelli lavorativi, dove sono richiesti spesso ritmi molto elevati. In quanto sostanza capace di “(…) migliorare una serie di capacità cognitive: memoria, concentrazione, prontezza, vigilanza, attenzione, e apprendimento” ha trovato presto una sua collocazione ideale in tante culture, grazie non solo alla sua accettabilità sociale ma anche alla sua efficacia e alla sua piacevolezza.

La dipendenza invisibile. Michael Polland, The Guardian, Regno Unito.
Tradotto su Internazionale N° 1434 del 5 novembre 2021

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