SEX ADDICTION E SERVIZI PER LE DIPENDENZE

data di pubblicazione:

28 Febbraio 2022

Nell’ultimo numero di MISSION, periodico del FeDerSerD, un articolo interessante di Luca Rossi (Psicoterapeuta, Sessuologo clinico Ser.D. ASL TO3)  affronta il tema del Sex addiction, disturbo con cui i servizi per le dipendenze si confrontano ancora poco e in modo discontinuo, probabilmente anche a causa dei pochi studi svolti, ma che si ipotizza in continua evoluzione. Come per tutte le altre dipendenze l’assioma di riferimento da cui si parte potrebbe essere: “(…) Tutto ciò che in qualche modo determina piacere può sfociare in abuso e/o in una dipendenza; che sia una sostanza a determinarlo o un comportamento, non cambia”. Quindi perché non cominciare a farsi carico in maniera strutturata anche di questa forma di dipendenza?

In fin dei conti: “(…) Mangiare cibi particolarmente ricchi di calorie, giocare d’azzardo, fare sesso e, per i mammiferi accudire, può comportare in alcuni soggetti una progressiva perdita di controllo dell’atto, trasformandolo da una scelta consapevole ad una necessità impellente ed irrinunciabile”. E per il sesso – comportamento che attiva in modo importante diverse sostanze legate al piacere, quali dopamine, endorfine e dinorfine (oppioidi endogeni) potrebbe essere ancora più vera questa trasformazione, visto cheL’esito è un livello di piacere non eguagliabile da nessun altro comportamento”. Anche se ancora non sono chiari i meccanismi di questa trasformazione, “da meccanismo funzionale evolutivo in una patologia con forte componente di sofferenza”, si possono fare alcune ipotesi per spiegarla, soprattutto pensando agli approcci praticati, da alcune persone, in giovane età rispetto al tema del sesso. L’incontro con materiali cartacei/virtuali per soli adulti, poco attinenti con la realtà, la scarsa conoscenza personale della tematica, il basso confronto con adulti di riferimento, sono tutti elementi critici rinvenuti da alcuni pazienti ripercorrendo a ritroso le prime esperienze. In questo modo si viene a creare una certa discrepanza tra mondo esterno e mondo “visionato”, che può creare smarrimento e spaesamento su come procedere nella ricerca della propria via alla sessualità. Da qui il cambiamento nelle persone di come concepiscono il sesso: “(…) Il piacere dettato dal sesso progressivamente acquisisce nella vita del soggetto più significati: non solo una gratificazione contestualizzata nell’arco della giornata o della settimana, ma una sorta di soluzione per diversi situazioni di disagio. Noia, preoccupazioni, difficoltà relazionali, insuccessi, solitudine trovano nel sesso un’efficace azione per contrastarli e sopravvivere ad essi”. Non solo in questo modo: “(…) Si evince come l’atto sessuale perda, con il trascorrere dei mesi e degli anni, più l’aspetto di condivisione di piacere con una persona speciale e diventi comportamento pressoché solitario, auto prodotto e vissuto con sempre più ambivalenza e disorientamento”.

Anche se ancora nella comunità scientifica non c’è una definizione condivisa per questo disturbo, “(…) Con la pubblicazione del DSM V la diagnosi di sex addiction scompare in modo radicale dal manuale, a detta degli autori per “mancanza di studi e approfondimenti sul fenomeno”,  chi sono le persone che ne soffrono?: “(…) Si stima che sia una patologia più presente negli uomini: ne soffre circa 6% della popolazione maschile contro il 3% di quella femminile (Carnes, 1991). Solitamente sono soggetti con un’età variabile tra i 15 e 70 anni con maggior frequenza nella fascia 30/40. Ben inseriti a livello sociale, vivono in coppia spesso con figli o con il desiderio di averne. I/le compagni/e dei pazienti, malgrado la consapevolezza della patologia rimangono accanto al sex addicted riportando al contempo nei colloqui la loro fatica, ed il senso di colpa spesso ingiustificato di essere corresponsabili di quanto accade”. In conclusione l’autore conferma che il SEX addiction è un: “(…) Fenomeno in evoluzione a livello di aumento del numero di persona coinvolte spiegato anche in relazione alla quantità di stimoli sessuali disponibili, all’età sempre più precoce a cui si accede al mondo di internet e a materiale pornografico, alle aspettative spesso sconfermate di pratiche sessuali “estreme” difficilmente riscontrabili nella realtà”.

Mission. Italian quarterly journal of addiction.
N° 56, Anno XV,
DICEMBRE 2021

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