LIMITI NELLE STRATEGIE DI CONTRASTO AL FUMO E RIDUZIONE DEL DANNO

data di pubblicazione:

22 Dicembre 2021

Robert Beaglehole, medico esperto di sanità pubblica, ex direttore del Dipartimento malattie croniche e promozione della salute dell’ONU, ritiene che la strategia di contrasto al fumo di ONU stia fallendo gli obiettivi previsti, specie per la scarsa attenzione prestata alle politiche di riduzione del danno e per l’insufficiente promozione dei prodotti senza fumo in alternativa alle sigarette tradizionali. Secondo Beaglehole, intervenuto al “Virtual E-Cigarette Summit UK 2021“, «La Convenzione quadro per il controllo del tabacco (Fctc) dell’Organizzazione mondiale della sanità, entrata in vigore ormai una quindicina di anni fa, non ha mantenuto le sue promesse: il nemico sono le sostanze tossiche del tabacco bruciato». Ed è per questo motivo, aggiunge, che la destinazione auspicabile è un mondo senza fumo, non un mondo senza nicotina. Per Beaglehole ci sono tre ragioni principali per cui la Convenzione quadro per il controllo del tabacco non è riuscita a mantenere le sue promesse: «La morsa dell’astinenza da nicotina – dice l’esperto – così come il fallimento dell’Oms nell’abbracciare prodotti meno dannosi e l’attenzione al fumo giovanile a scapito del fumo fra gli adulti sono le cause principali. L’Oms, almeno nel campo del controllo del tabacco, ha perso la sua strada. Gli obiettivi fissati sulle malattie croniche saranno raggiunti solo se gli obiettivi di riduzione del tabacco saranno rafforzati». Esempi virtuosi non mancano. La Svezia ha dimostrato il valore della riduzione del danno: nel Paese scandinavo lo “snus”, cioè il tabacco per uso orale, sta rimpiazzando il fumo di sigaretta, mentre in Giappone i dispositivi che non bruciano il tabacco hanno ridotto la vendita di sigarette del 30%.

L’Oms ha lanciato da tempo una serie di campagne, con cui punta a ridurre al 5% i fumatori di sigarette entro nel 2040. Per ridurre questi numeri, è sempre più diffusa anche nella comunità scientifica, l’opinione che le sigarette elettroniche possano essere uno strumento fondamentale. A livello scientifico gli studi sugli effetti delle sigarette elettroniche non hanno ancora dimostrato gravi conseguenze, non in maniera sistematica almeno. Certo, è così anche perché non ci sono molti studi particolarmente grandi da poterlo affermare con assoluta certezza. Ma gli eventi avversi sembrano ancora piuttosto rari. Da qui la necessità di uniformare la ricerca sulle sigarette elettroniche. «Se non possiamo smettere di fumare, vogliamo ridurne i danni», ha spiegato Robert West dell’University College London, intervenuto durante il vertice della sigaretta elettronica. «Se permettiamo dei pregiudizi – ha aggiunto – allora non stiamo facendo il nostro lavoro correttamente. C’è una grave distorsione di base nelle prove scientifiche che ha l’obiettivo di scoraggiare i buoni ricercatori dal lavorare a determinati progetti».

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