CARCERI, DIPENDENZE E MISURE ALTERNATIVE

data di pubblicazione:

16 Novembre 2021

Un approfondimento a cura dell’agenzia di stampa Dire permette di ritornare su un tema che non cessa di essere di attualità: la condizione delle persone detenute con problemi di abuso e di dipendenza da sostanze. Nell’intervista al dottor Sandro Libianchi, presidente dell’associazione Co.N.O.S.C.I. (Coordinamento Nazionale Operatori per la Salute nelle Carceri Italiane), l’esperto si sofferma in particolare sui limiti e sulle potenzialità delle misure alternative al carcere e della custodia attenuata per i soggetti con problemi di abuso e dipendenza. Nel 2020 gli ingressi in carcere hanno riguardato 14.092 soggetti (il 39,9% sul totale degli ingressi) con problemi di abuso e dipendenza da sostanze, per la quasi totalità di genere maschile (96%) e per un terzo di nazionalità straniera (33%).

Per quanto riguarda il tema delle misure alternative alla detenzione, Libianchi riassume la normativa e la sua applicazione: “È una forma di trattamento penitenziario avanzato in cui, a fronte della già prevista applicazione del regolamento penitenziario, si favoriscono interventi sanitari e specialistici per un migliore recupero della persona. In questo senso- spiega il dottor Libianchi alla Dire- l’attenuazione dell’impatto con il carcere consiste nella riduzione delle caratteristiche strutturali, funzionali e relazionali tipiche della privazione delle libertà personali del carcere. La custodia attenuata può essere realizzata in idonei reparti o sezioni di istituti più grandi (SeATT) oppure in istituti a questa dedicati (ICATT)’. Tale formulazione trattamentale deriva direttamente dal Testo Unico sugli Stupefacenti (DPR 309/90), che all’art art. 96 cc. 3 e 4 prevede espressamente che la persona detenuta e tossicodipendente ha diritto a ricevere ‘le cure mediche e l’assistenza necessaria all’interno degli istituti carcerari a scopo di riabilitazione’ in ‘reparti carcerari particolarmente attrezzati’.

‘Nel D.P.R. 309/90- spiega il presidente del Coordinamento Nazionale Operatori per la Salute nelle Carceri Italiane- è più volte ribadito che la nuova proposta di un carcere non più inteso solo quale struttura repressiva e di contenimento, ma soprattutto di occasione di trattamento della persona tossicodipendente o alcoolista, deve contemplare un modello peculiare e ripetibile, sia pur nei limiti delle differenze strutturali tra carceri. Una detenzione che utilizzi strutture edilizie più vivibili, pur sempre nel rispetto delle norme di sicurezza, ma che possano rispondere maggiormente ai requisiti della territorialità, assolvere in modo più completo alle esigenze terapeutiche, alla formazione scolastica e professionale, alle attività ricreative, culturali, sportive e artistiche. La bassa capienza rappresenta un altro prerequisito e un’ottima risposta al tipico sovraffollamento delle carceri, che da solo determina un rallentamento o addirittura una precondizione fallimentare verso qualsiasi tentativo terapeutico e riabilitativo

(…) I programmi socio-riabilitativi per detenuti alcol-tossicodipendenti, quindi, secondo l’esperto dovrebbero prevedere ‘sia un’organizzazione disciplinata della vita quotidiana, sia attività che comportino un progressivo investimento delle energie in senso proattivo- sottolinea Libianchi- verso percorsi che impediscano la recidiva tossicomanica e giudiziaria. Per l’avvio verso questo tipo di programmi si ritiene irrinunciabile un’azione di filtro dei pazienti che permetta di differenziare i soggetti che possono accedere subito alla custodia attenuata da quelli che necessitano invece di un ulteriore periodo di preparazione al programma o di altri tipi di programma socio-terapeutico. La stessa struttura edilizia degli istituti (o sezioni) sarà tale da rappresentare un valido supporto alle attività socio-riabilitative del tossicodipendente e una confortevole logistica interna dovrà essere prevista per le attività ludiche, terapeutiche di gruppo e singole, lavorative e con la possibilità di disporre di opportuni spazi verdi”.

Per gli altri contenuti illustrati da Libianchi, si rimanda al testo integrale.

LINK ALL’INTERVISTA

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