AUTONOMIA DIFFERENZIATA E DIPENDENZE

data di pubblicazione:

15 Ottobre 2021

In un intervento pubblicato sul Quotidiano della Sanità, il presidente di SITD, Società Italiana Tossicodipendenze, Antonio Stella esprime forte preoccupazione rispetto alla possibile accelerazione del percorso di autonomia differenziata regionale, che andrebbe a detrimento anche della omogeneità e della qualità dei servizi di cura delle dipendenze. Per Stella, il pericolo consiste nel temuto aumento delle differenze regionali a livello di accesso ai servizi, di risorse, della quantità e qualità dei trattamenti proposti. Quanto evidenziato sarebbe inoltre in contrasto con il senso profondo delle norme costituzionali e di varie leggi che regolano il diritto alla salute, già messe in crisi a partire dal 2001 con la approvazione del Titolo V della Costituzione, che ha aumentato le competenze regionali. Stella ricorda inoltre una lezione importante della pandemia Covid 19 in atto, ossia che proprio le competenze regionali hanno in alcuni casi frammentato e reso maggiormente diseguale sul territorio la fruizione dei servizi sanitari. Scrive Stella “I Servizi per le Dipendente dovrebbero operare con una Legge Nazionale che la 309/90 e successive modifiche, ma la polverizzazione della sanità ha prodotto nel nostro settore tutta una seria di criticità come per esempio, diseguaglianza dei trattamenti perché pone un problema di fondo: la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni, che concerne diritti civili e sociali, non tollera una disuguaglianza di questi diritti differenziati sul territorio.

Il diritto alla salute è uguale su tutta la penisola. Asserito ciò, non è possibile equivocare sulla ineluttabilità di un Servizio Sanitario che sia realmente nazionale e che i livelli essenziali (LEA) delle prestazioni devono essere obbligatoriamente assicurati per tutto il territorio nazionale a beneficio di tutti i cittadini e residenti sul territorio nazionale. Inoltre, la polverizzazione della sanità è colpevole della mancata applicazione della Legge 125/2001 (legge Quadro per i problemi di alcool, che fu emanata il 08. 04.2001, e che ha dovuto fare i conti proprio con la modifica Costituzionale del titolo V sopravvenuta di lì a pochi mesi (08/11/2001), che demandava alle regioni l’organizzazione della Sanità e che appunto la mancata applicazione della suddetta legge è in larga parte dovuta proprio a tale fattore. Ogni Regione si è organizzata (o meglio dire non si è) in modo diverso e i risultati, sotto gli occhi di tutti, come sottolineato da più parti. Poi ancora l’insensato progetto di voler far confluire i Servizi delle Dipendenze nei Dipartimenti di Psichiatria

A questo proposito nel luglio u. s., abbiamo espresso in un articolo su QS, con notevole interesse misto a disappunto e preoccupazione, l’assurdo tentativo di voler far confluire sul territorio nazionale la gestione delle Dipendenze nel contenitore della Psichiatria, anche se, purtroppo, complici le autonomie regionali dettate dal Titolo V, questo scempio in alcune Regioni si è già consumato. Esprimemmo chiaramente che le ragioni che ci vedono contrari sono sostenute dai fatti e non finalizzate a difendere posizioni, incarichi o altri interessi, ma discendono dall’esperienza e dai dati presenti nella Letteratura Scientifica. Infatti, laddove ciò è avvenuto, si è assistito ad una restrizione dell’assistenza alle persone affette da dipendenza, creando insoddisfazione sia nei professionisti del settore che nei pazienti. E quali sono le risposte alle nostre preoccupazioni, di voler portare fino all’esasperazione una legge (Titolo V) che sarebbe da cancellare.

Pertanto, in qualità di Presidente della Società Italiana Tossicodipendenze (SITD) chiamo tutti alla mobilitazione generale affinché si abbandoni tale progetto e raccolgo le parole del Papa alla cerimonia di chiusura della 35ma edizione dell’Incontro per la Pace promosso dalla Comunità di Sant’Egidio per offrirLe ai decisori: Occorre, entrare in empatia e riconoscere la comune umanità a cui apparteniamo, con le sue fatiche, le sue lotte e le sue fragilità. Pensare: “Tutto questo mi tocca, sarebbe potuto accadere anche qui, anche a me”. Oggi, nella società globalizzata che spettacolarizza il dolore ma non lo compatisce, abbiamo bisogno di “costruire compassione”. Di sentire l’altro, di fare proprie le sue sofferenze, di riconoscerne il volto. Questo è il vero coraggio, ‘il coraggio della compassione’, che fa andare oltre il quieto vivere, oltre il ‘non mi riguarda’ e il ‘non mi appartiene’.”

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