GIORNATA INTERNAZIONALE DI SENSIBILIZZAZIONE SULL'OVERDOSE

data di pubblicazione:

31 Agosto 2021

Il 31 agosto è la giornata internazionale di sensibilizzazione sull’overdose (International Overdose Awarness Day, IOAD); la più grande campagna annuale di sensibilizzazione che dal 2012 è coordinata dall’organizzazione australiana Penington Institute. Obiettivi prioritari della campagna sono da sempre la promozione di strategie efficaci, la formazione degli operatori, soprattutto quelli attivi in prima linea, le attività di sensibilizzazione, stimolare la discussione sulla prevenzione dell’overdose e sulle politiche in materia di droga; fornire informazioni di base sulla gamma di servizi e di supporto disponibili, oltre alla prevenzione e riduzione dei danni droga-correlati. In attesa della pubblicazione che l’OEDT lancerà proprio il 31 agosto,  il sito IOAD ci offre nel frattempo, una interessante panoramica sulle overdose in tutto il mondo, paese per paese. Che riportiamo qui in breve.
Stando al Rapporto mondiale sulla droga 2020 dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC), nel 2017 circa 585.000 persone sono morte a causa del consumo di droga. Gli oppioidi rappresentano la maggior parte dei decessi droga correlati, ma soprattutto alcuni di questi sarebbero forse stati evitabili? Guardando la situazione dei paesi più da vicino, il sito ci mostra come il Nord America continui a registrare il più alto tasso di mortalità droga-correlata nel mondo, con un decesso su quattro a livello globale. Nell’aprile 2021, il Center for Disease Control ha stimato che il numero di persone negli Stati Uniti morte per overdose – nel periodo di 12 mesi fino alla fine di settembre 2020 – era di 90.237.
Segue a stretto giro il Canada, dove gli oppioidi rappresentano la causa della maggior parte dei decessi indotti dalla droga: nel 2020, secondo il report Danni correlati agli oppioidi e agli stimolanti in Canada, nei tre mesi di luglio-settembre, ci sono stati almeno 1.705 decessi correlati agli oppioidi, e quasi altrettanti (1.646) verificatisi nel trimestre successivo (aprile-giugno 2020). Questo rapporto, però, non include i decessi causati da farmaci diversi dagli oppioidi, quindi il numero totale di decessi sarà decisamente più alto.
In Europa si stima che nel 2018 si siano verificati 8.317 decessi per overdose da droghe illecite (principalmente oppioidi), più ulteriori 904 in Norvegia e Turchia. Il Regno Unito – che allora era ancora membro dell’UE – insieme alla Germania rappresentavano più della metà di tutti i decessi per overdose segnalati. Il tasso di mortalità indotta da droga in Europa si è attestato a 22,3 decessi per milione di abitanti di età compresa tra 15 e 64 anni. In otto paesi sono stati segnalati tassi superiori a 40 decessi per milione, con i tassi più alti riportati in Svezia (81,5 per milione), Regno Unito pre-Brexit, Irlanda, Finlandia, Norvegia, Danimarca, Estonia e Slovenia (Relazione europea sulla droga: tendenze e sviluppi 2020).
In Inghilterra e Galles ci sono stati 4.393 decessi per avvelenamento da droghe, il dato più alto da quando sono iniziati i record comparabili, ovvero nel 1993. “Quasi la metà di tutti i decessi correlati alla droga ha coinvolto oppiacei, come eroina e morfina. Tuttavia, i decessi per cocaina sono aumentati per l’ottavo anno consecutivo“, si legge nel rapporto dell‘Office for National Statistics. L’avvelenamento da farmaci in Inghilterra e Galles colpisce in modo sproporzionato le persone più giovani e di mezza età: il 23,9 per cento dei decessi si verifica nella fascia di età di 30-39 anni, il 30,7 per cento nella fascia di età di 40-49 anni e il 28,2 nella fascia di età tra i 50 e i 69 anni.
Nel settembre 2020 l’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze ha dichiarato che la Scozia ha il più alto tasso di mortalità per droga registrato in Europa: 295 per milione rispetto all’intera media britannica di 76,2 per milione – e la media europea di 22,3 – surclassa di oltre tre volte il tasso della Svezia, che con i suoi  81,5 per mln, lascia il podio e passa in seconda posizione. Si alza – magra consolazione – l’età media delle persone che muoiono per cause legate alla droga, passando  da 28 a 42 anni; quasi i due terzi dei decessi si sono verificati nella fascia di età 35-54 anni.
Le statistiche sui decessi droga-correlati in Asia sono poco affidabili – ci avverte il sito – a causa della scarsa copertura regionale e della difficile comunicazione dei dati sulla mortalità. Tuttavia, si stima che la subregione asiatica rappresenti il 35% del totale globale dei decessi correlati alla droga.
Nel 2015, la Cina ha fornito la sua prima valutazione sull’impatto dell’overdose, comunicando 49.000 decessi registrati nel 2014.
L’Oceania ha un tasso di mortalità per droga 2,5 volte la media globale (circa 100 per milione di abitanti). Tuttavia, a causa della scarsa popolosità della regione, secondo l’UNDOC i numeri grezzi rimangono bassi. L’Australia ha registrato 2.070 decessi indotti dalla droga nel 2018, arrivando così al quinto anno consecutivo con oltre 2.000 decessi, secondo i dati analizzati dal Penington Institute e riportati nel Rapporto annuale sull’overdose dell’Australia 2020.
I paesi del Sud America, dei Caraibi e del Centro America riportano un tasso di mortalità ben al di sotto la media globale. Il numero di decessi correlati alla droga è stato stimato tra 7.000 e 11.000, nel 2015.
Nel rapporto World Drug Report 2019, l’UNODC ha evidenziato una tendenza allarmante nell’Africa settentrionale, centrale e occidentale: “La crisi degli oppiacei che è apparsa in molti meno titoli di giornali, ma che richiede un’attenzione internazionale altrettanto urgente, è l’uso non medico dell’antidolorifico tramadol, in particolare in Africa.”

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