AZZARDO E INDUSTRIA DELLE SCOMMESSE: L'IMPORTANZA DEI DATI

data di pubblicazione:

31 Agosto 2021

Marco Dotti, in una breve recensione pubblicata sul settimanale Vita del volume, edito da Carocci, “Limitare l’azzardo. Gioco, scienza e politiche pubbliche” (Carocci, Roma 2021, pagine 302, euro 33), curato dalla sociologa torinese Sara Rolando, espone alcune riflessioni sulla dimensione di massa del gioco d’azzardo. Il volume, che raccoglie i risultati del lavoro pluriennale di un gruppo di ricerca curato da Pekka Sulkunen dell’Università di Helsinki, traccia un profilo storico sulla diffusione dell’azzardo in Italia e un quadro di analisi delle politiche pubbliche e regolatorie nel nostro Paese. Scrive Dotti: “Molti i luoghi comune da sfatare, quando si lavora e si studia un fenomeno come l’azzardo. Uno su tutti: il pregiudizio che porta molti interpreti e divulgatori a credere che il fenomeno sia universale, ovvero esista da sempre e per sempre. Un pregiudizio dovuto, ovviamente, all’ampissima diffusione dell’azzardo in molte culture. Per questo, il primo capitolo del libro curato da Rolando, trattando della storia della regolamentazione e dello sviluppo dell’azzardo industriale e di massa, deve preliminarmente sgomberare il campo da molti luoghi comuni di natura meta-storica. Solo dopo una pars destruens, è possibile ricostruire il percorso che ha portato alla nascita di una vera e propria industria dell’azzardo di massa, arrivata alla fine del Ventesimo secolo ad assumere dimensioni globali e spesso intrecciate come quelle del turismo, della comunicazione, degli sport e dell’intrattenimento in genere. Quando parliamo di azzardo, in sostanza, siamo di fronte a un fenomeno altamente complesso.

Un fenomeno di matrice industriale che si sposa sempre più con il “capitalismo della sorveglianza” studiato da ricercatrici come Shoshana Zuboff. Il giocatore è una cavia in questo sistema che implementa tecniche di controllo biometrico sempre più avanzate, ma al tempo stesso vive e prolifera su un’opacità strutturale. Opacità tanto sul fronte dell’industria, quanto su quello delle rilevazioni epidemiologiche. Proprio qui risiede l’asimmetria fondamentale e fortemente critica del fenomeno: chi delibera lo fa spesso senza conoscere o partendo da una conoscenza fondata su dati parziali. Un’asimmetria che è, al tempo stesso, la chiave per comprendere l’impasse di molte politiche di contenimento e controllo, specialmente nel nostro Paese. L’invito, al termine di questo ampio lavoro, è quello di puntare su un riallineamento. Un riallineamento tra l’opinione pubblica, che in Italia come altrove ha sempre più evidenza della gravità del fenomeno-azzardo, e politiche pubbliche che non possono continuare a voler “governare” una realtà rappresentata da dati, numeri e prospettive sbagliate.”

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