ASPETTI PENALI DEL DPR 309/90: EVOLUZIONI E CRITICITA'

data di pubblicazione:

8 Luglio 2021

Un dettagliato studio di Maurizio Cianchella, pubblicato su Fuoriluogo, fa il punto sul DPR 309/90, soffemandosi sulle tendenze in merito al numero di reati, condanne, segnalazioni e detenuti per violazione dell’ex art. 73, considerando anche l’effetto della pandemia. Se per i principali indicatori legati alle violazioni della normativa antidroga, i dati relativi al 2020 segnano valori assoluti in diminuzione, tuttavia in termini percentuali anche nel 2020 è rimasta molto alta la quota di procedimenti pendenti e  di nuovi detenuti per violazione della normativa antidroga. Più precisamente, se nel 2020 gli ingressi in carcere sono scesi nell’ultimo anno di 10.921 unità (-23,6%), gli ingressi ex art. 73 (Produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope) sono diminuiti di 2.825 unità, pari al -20,7%. In diminuzione nel 2020 anche il numero di ingressi di soggetti tossicodipendenti (da 16.842 a 14.092). Tuttavia, le persone detenute tossicodipendenti rappresentano quasi il 40% del totale, e tale quota è in aumento da sei anni (dal 27,5% al 38,6%).

Cianchella sottolinea, fra gli altri, una differenza fra art. 73 e art. 74: “Il calo nel numero di ristretti registrato nel 2020 ha riguardato anche quelli ex art. 73, diminuiti di 2.332 unità (-16,1%). Interessante notare come non vi sia stato un calo altrettanto corposo tra i detenuti ex art. 74 (o 73+74), che sanziona una condotta più grave (Associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze psicotrope). L’ampia differenza tra ristretti ex art. 73 ed ex art. 74 è la rappresentazione plastica di un sistema orientato alla cattura dei pesci piccoli e alquanto fallimentare quando si tratta di risalire la piramide della gerarchia criminale. Il parziale restringimento della forbice tra il numero di reclusi per l’una e l’altra condotta va avanti, a piccoli passi, da alcuni anni; il 2020 potrebbe tuttavia non essere molto indicativo riguardo la conferma del trend in quanto, dovendo contenere il sovraffollamento carcerario durante la pandemia, è normale che i principali beneficiari delle alternative siano stati gli autori di crimini meno gravi.”

Fra i principali effetti della pandemia nel 2020 è il forte aumento dei procedimenti penali pendenti: le persone con procedimenti penali pendenti per articolo 73 erano ben 189.707 al 31 dicembre, il numero più alto registrato negli ultimi sedici anni (+13.919 sul 2019); in aumento anche i procedimenti penali pendenti per articolo 74 (+3.400 sul 2019). Sul lungo periodo, va evidenziata la crescita costante del numero di soggetti che hanno goduto di misure alternative alla detenzione: “Dal 2006 al 2019 si è verificata una crescita costante delle misure alternative. Erano 3.592 nel 2006, sono quasi triplicate nel giro di 3 anni (10.332 nel 2009), hanno quasi toccato quota 30mila al 31.12.2019, calando un poco nell’ultimo anno. Va tuttavia considerato che nel 2006 i detenuti non arrivavano a 40mila, mentre a fine 2019 eravamo a oltre 60mila, nel 2020 a 53.364: questo farebbe pensare che le misure alternative abbiano finito per diventare un’alternativa alla libertà anziché alla detenzione, inverando la teoria del net widening, secondo cui, in un contesto di forte domanda di controllo sociale istituzionale, gli strumenti di diversion e quelli di probation consentono di ampliare l’area del controllo, piuttosto che di limitare quello coattivo-penitenziario.” Completano lo studio due elementi d’analisi finali: le segnalazioni ex art. 75 (possesso di sostanze stupefacenti per uso personale)  e le sostanze implicate nelle segnalazioni.

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