DADONE: PRIORITA' LA CANNABIS TERAPEUTICA E LA CONFERENZA SULLE DROGHE

data di pubblicazione:

17 Aprile 2021

Fabiana Dadone, a cui è stata assegnata la delega per le Politiche Antidroga, nel corso di una breve intervista al Corriere della Sera, indica nella convocazione della Conferenza Nazionale sulle droghe, sospesa dal 2009, e in nuove norme per meglio regolare la questione della cannabis terapeutica, due priorità di azione. Senza sbilanciarsi in merito a nuove leggi o a un cambio di paradigma nelle politiche antidroga, ribadisce che è compito del Parlamento legiferare in materia.Di recente la ministra metallara — che può fare dirette su Twitch o collegarsi a Palazzo Chigi dall’ospedale dove ha appena partorito — ha firmato una proposta di legge per la legalizzazione della cannabis. Quanto basta per provocare la reazione furibonda di Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Maurizio Gasparri. L’ha stupita? «Sì, non me l’aspettavo. La cosa che mi ha ferito di più — racconta — è che hanno detto che non rappresento un modello positivo per i giovani. Hanno usato argomentazioni bieche, strumentali, vuote». A Un giorno da pecorale hanno chiesto se si è mai fatta una canna. Non ha risposto. Qualcosa da nascondere, ha chiesto retoricamente il Secolo d’Italia? «No, se avessi risposto, avrei dato ragione alla logica del modello positivo o negativo». Ha chiesto il test antidroga: «Ma sì, se la mettiamo sui modelli, allora facciamo tutti un bel test dei capelli». Sa che non tutti ne uscirebbero immacolati? «Ah non so — ride —. Comunque non ho avuto adesioni». Il suo primo atto è stato l’annuncio della convocazione della conferenza sulla droga: «Mi hanno subito attaccato. Ma la conferenza non si riunisce dal 2009. E l’8 maggio 2019 lo stesso annuncio lo diede il ministro leghista Fontana». Non proprio sulla stessa linea. Dadone non ha visto la serie «Sanpa» e non giudica Muccioli, ma qualcosa la dice sulle politiche che hanno guidato l’Italia: «L’approccio proibizionista è tipico delle destre, che la mettono come droga sì o no, come se fosse un pacchetto completo. Non possiamo non renderci conto che il panorama delle dipendenze è vasto e vario. E poi non c’è solo la droga, ci sono anche l’alcol e la ludopatia». Alla domanda se si definisce «antiproibizionista», risponde sì, ma poi si corregge: «Non è una questione di definizioni, mi piacerebbe che ci si confrontasse. Anche perché oggi la Dadone non deve decidere niente, non deve approvare nessuna legge. Il Parlamento è sovrano, non è una questione che riguarda il governo. La cosa più urgente per me è quella sulla cannabis terapeutica. Ho ricevuto molte chiamate di persone con sclerosi e distrofie che chiedono aiuto perché devono andare a trovare la marijuana per strada, commettendo reato. Non mi sembra una cosa civile. Perché il Parlamento non può affrontare il problema e discuterlo?».

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