LA POLVERE SOTTO AL TAPPETO: IL NUOVO LIBRO DI ANNA PAOLA LACATENA

data di pubblicazione:

14 Aprile 2021

La nuova pubblicazione di Anna Paola Lacatena, sociologa e coordinatrice del gruppo “Questioni di genere e legalità” per la Società Italiana delle Tossicodipendenze, “La polvere sotto il tappeto. Il dibattito pubblico sulle droghe tra evidenze scientifiche e ipocrisie“, uscito per l’editore Carocci a fine marzo, è un contributo che appare molto utile ai fini di una discussione pubblica aggiornata sulle politiche antidroga. A fronte di un dibattito mediatico, ma anche politico, sulle sostanze per molti aspetti congelato sull’opposizione ideologica fra proibizionismo e anti-proibizionismo, sembra necessario e improrogabile avviare un confronto sulle politiche centrato sui fatti e sulle evidenze scientifiche. Nella presentazione del volume a opera di Gabriele Sabatini e ospitato sul blog di Società delle Dipendenze, si sottolinea che l’autrice ha distribuito un centinaio di copie del libro a parlamentari della Commissione Igiene e Sanità del Senato e della Commissione Affari Sociali e Sanità della Camera dei Deputati, al fine di facilitare un confronto sulle riforme che il sistema di cura delle dipendenze aspetta da tempo. L’iniziativa di Lacatena si ispira al celebre “Morire di classe“, libro fotografico sul manicomio di Franco Basaglia e Gianni Berengo Gardin, che diede un contibuto importante al dibattito politico e sociale negli anni ’70 sul superamento della segregazione manicomiale.

Tornando ai contenuti del libro della sociologa tarantina, molto spazio è dedicato al modello portoghese di politiche sulle droghe. “Il modello portoghese può fornire suggerimenti utili. Nel 2001– ben vent’anni fa – il Portogallo ha depenalizzato l’acquisto, il possesso e il consumo di droghe ricreative per uso personale: una scorta sino a dieci giorni, ossia circa un grammo di eroina, due di cocaina e venticinque grammi di marijuana o cinque di hashish. Da allora ai consumatori in possesso di sostanze stupefacenti fermati dalle forze dell’ordine viene comminata una multa. Questa prevede che gli stessi si presentino dinanzi alla Commissione per la dissuasione dalla dipendenza dalla droga (o Comitati di dissuasione), solitamente costituita da un medico specialista, uno psicologo (o assistente sociale, o sociologo) e da un avvocato. Evidentemente non ci sono nella specifica Commissione rappresentanti delle forze dell’ordine, proprio a rimarcare la posizione di una risposta sociosanitaria, invogliando i fermati a riflettere su salute e benessere.

Il trattamento consigliato non implica nessun obbligo per il consumatore, sebbene a fronte di situazioni recidivanti scattano sanzioni amministrative come la sospensione della patente di guida o il divieto all’ingresso e alla frequentazione di aree conosciute per lo spaccio. Da quanto si evince dai risultati ottenuti sono aumentate le spese per la prevenzione e la cura e sensibilmente diminuite quelle per i processi penali e la detenzione ottenuti (Hughes, Stevens, 2012). Il numero di morti causate dalla droga è calato notevolmente, insieme al tasso generale di consumo, in particolare tra i giovani (la fascia tra i quindici e i ventiquattro anni). In estrema sintesi, il tasso di consumo di droga in Portogallo è simile, e in alcuni casi anche inferiore, a quello degli altri paesi dell’UE dove non è in atto la depenalizzazione. Se del tutto utopistica appare la scomparsa delle sostanze da qualsivoglia società, la contrazione del numero di detenzioni, del fenomeno dell’emarginazione e della stigmatizzazione del consumatore, l’innalzamento del numero di persone che si rivolgono ai Servizi inducono ad una valutazione positiva dell’esperimento Portogallo.”

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