NARCOTICA – LUNGO LE ROTTE DELLA MORTE

data di pubblicazione:

7 Gennaio 2021

Segnaliamo l’uscita di “Narcotica – Lungo le rotte della morte“, di Valerio Cataldi (Edizioni All Around), giornalista inviato speciale della Rai, che raccoglie i suoi reportage tra Centro e Sud America, nei luoghi più importanti del narcotraffico. Di seguito riportiamo, dal sito La via libera, un estratto del libro dove l’autore racconta un viaggio con El Patron, un cocinero, il cuoco, cioè una persona pagata dai cartelli per raffinare l’eroina. L’estratto è molto interessante, poiché mostra la complessa catena organizzativa del narcotraffico, il coinvolgimento “obbligato” della popolazione rurale, la miseria del Messico profondo. “I ragazzini operai che raffinano eroina nel cortile di quella casa hanno una visione naif della polvere che producono, che a loro frutta pochi spicci ma che arricchisce i cartelli. Cosa pensate di questo lavoro?, domando. Uno di loro fa un passo avanti, si aggiusta la mascherina mimetica sul viso e si abbassa il cappello. Il cocinero non approva e lo guarda storto mentre inizia a parlare davanti alla telecamera. “Come business è molto buono, si fanno molti soldi. Se non fosse che si tratta di distribuzione di droga e visto che la droga fa male… Diciamo che l’aspetto negativo è che arriva nelle strade, tutto quello che produciamo qua arriva nelle strade e lo consuma la gente. Credo che questo sia l’unico aspetto negativo del narcotraffico”. Il piccolo produttore di droga dice che la droga fa male. Mi spiega che nessuno di loro fa uso di eroina. È vietato consumare eroina. Le punizioni stabilite dai cartelli sono molto, molto severe. Possono fumare tutta la marijuana che vogliono e possono sniffare cocaina, che aiuta a stare svegli, ma l’eroina è proibita. La raffinazione dura sei, sette ore. Il cocinero ogni tanto versa un po’ di polvere bianca su un tavolino, prepara le strisce di cocaina e fa avvicinare i ragazzini, uno alla volta. La china white è l’eroina più potente sul mercato, spesso mescolata con il fentanyl, un potentissimo oppioide sintetico. È quella che negli Stati Uniti e in Canada sta facendo strage di tossicodipendenti che non sono abituati a quel grado di purezza.

Il cocinero strizza per la terza volta il lenzuolo. Lo apre e con un coltello raccoglie al centro tutta la polvere bagnata. Dice che quella è el producto, la china white. Raccolgono con cura quella fanghiglia e la versano in una grande pentola che mettono sul fuoco basso, per farla seccare. Con un cucchiaio raschiano continuamente il fondo per non farla bruciare. I bambini attraversano di corsa tutto il cortile, saltando e schivando pentole e fornelli. Il cocinero lancia un urlo per farli fermare ma loro non si fermano. Corrono fino al muro in fondo. Subito dietro la grande pressa c’è un congelatore, una bimba si infila quasi completamente dentro e ne esce con due gelati. Poi si allontanano, stavolta senza correre. Passano accanto agli operai che stanno rovesciando in una buca nella terra il liquame tossico degli scarti, fatto di acetato di sodio e ammoniaca che finiscono in fondo alla spaccatura, inquinando tutto il terreno.”

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