INDAGINE SU IMPATTO DELLA PANDEMIA SUI SERVIZI E SULLE DIPENDENZE NELLA PROVINCIA DI BERGAMO

data di pubblicazione:

29 Dicembre 2020

Sul n. 54 di Mission è stato pubblicato l’articolo “Come si vive la dipendenza al tempo del Covid-19 in un ambito territoriale ad elevata incidenza. L’impatto sui consumatori e sui Servizi” (Corti M. et alter), che traccia una panoramica dell’impatto della pandemia su operatori sanitari e utenti nei servizi per le dipendenze della provincia di Bergamo. I dati analizzati fra il periodo 1 marzo – 30 aprile 2020 e l’analogo periodo del 2019 hanno riguardato:• l’impatto dell’infezione sul personale dipendente;• l’impatto dell’infezione sui pazienti;• le modalità organizzative introdotte nel periodo critico;• alcuni dati relativi ai pazienti (prestazioni erogate, nuovi accessi, affidamento delle terapie farmacologiche, aderenzaal trattamento con farmaci agonisti). Fra i risultati maggiormente significativi, riportiamo di seguito quelli relativi agli accessi nel periodo 1 marzo – 30 aprile 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019: “Per tutte le categorie di pazienti si è assistito ad un decremento dei nuovi accessi nel periodo considerato anche se i pazienti con disturbo da uso di oppiacei è quella che ha avuto una riduzione minore. Dato che potevamo aspettarci per motivi differenti: molti dei soggetti invianti, soprattutto l’area di controllo (Prefettura, Tribunali etc), ha interrotto qualunque attività andando ad incidere sull’accesso di pazienti con consumo di cocaina o cannabis e alcol;• spontanea riduzione dell’accesso per tabagisti, per un oggettiva paura di contagio, per una riduzione della motivazione a smettere nel periodo e per l’assenza di ostacoli nel reperimento del tabacco; • marcata riduzione anche per i giocatori d’azzardo per la paura del rischio di contagio ma anche perché la chiusura delle sale ha evidentemente annullato la sintomatologia correlata;• anche per l’alcol una marcata riduzione dovuta a diversi motivi: oltra alla riduzione dell’attività di controllo, indubbiamente la facilità di reperire l’alcol a domicilio e sedare l’ansia o la deflessione del tono dell’umore correlata al lock-down, ha ridotto le motivazioni a chiedere una terapia;• un altro motivo è da ricondurre alla riduzione del personale con un aumento dei tempi d’attesa per le prime visite/colloqui.”

Infine, significative le note conclusive: “I pazienti con problematiche di addictions sembrano aver avuto elevate capacità di adattamento ad una situazione che è cambiata improvvisamente. Il lockdown imposto dall’Italia ha sicuramente reso più difficile l’accesso a sostanze stupefacenti (mentre non ha significativamente influito sull’acquisto di alcol e sigarette). Con la gente obbligata a stare in casa e le forze dell’ordine a controllare chi circola, è diventato più difficile non essere notati. Sembra si siano interrotti anche altri canali di spaccio come la fornitura di stupefacenti a domicilio. Non si è avuto quello che si temeva maggiormente, ovvero un elevato accesso di pazienti eroinomani in astinenza o che avevano bisogno dell’attivazione rapida di interventi farmacologici. L’affido prolungato si è dimostrata una strategia vincente, sia per ridurre gli spostamento dei pazienti, che per supplire a problemi organizzativi dei servizi che improvvisamente si sono trovati con un numero significativamente ridotto di professionisti. Tale affido naturalmente è stato accompagnato da un momentoiniziale di counselling, riguardo alla conservazione in sicurezzae soprattutto dalla fornitura, già fatta nel mese di novembre, atutti i pazienti in trattamento sostitutivo, di un kit con due confe-zioni di naloxone spray nasale e informazioni sull’utilizzo e sullemodalità di prevenzione del rischio overdose (…) La soluzione dell’affido prolungato è stata ben accolta dai pazienti oltre che per ragioni di ridotti spostamenti anche, riportando una osservazione, perché “meno vado al Ser.D. meglio è”. In un caso un paziente con affido mensile, cogliendo l’occasione del lockdown, ha effettuato autonomamente una riduzione del dosaggio fino a 10 mg di metadone cloridrato sciroppo senza riportare problematiche astinenziali o di craving verso la sostan-za illegale. Uno scenario prefigurato dal NIDA è l’ipotesi che i consumatori di sostanze stupefacenti si stiano rivolgendo al mercato illecito presente nel dark web. Questo però non è stato riportato dai pazienti seguiti nelle valutazioni effettuate“.

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