RIMOZIONE DEL PERICOLO E USO DI SOSTANZE

data di pubblicazione:

17 Dicembre 2020

Segnaliamo un articolo sul proprio blog di Roberto Gatti, medico psichiatra e responsabile del Dipartimento Dipendenze Patologiche della ASL città di Milano. Gatti riflette, anche sul filo del paradosso, rispetto ai concetti di pericolosità e di morte, per la salute individuale e collettiva, del consumo di sostanze. Eppure, i meccanismi consci e inconsci di rimozione del pericolo di morte sono spesso aggirati dalle persone che fanno uso di sostanze, anche perché evidentemente esiste una fitta rete di motivazioni, sentimenti, effetti legati all’uso di sostanze legali e illegali. Eppure dato che le droghe fanno male ed è risaputo, ma, nonostante tutto c’è chi continua ad usarle, ora ci si muove verso posizioni preventive più “scientifiche” che, partendo da considerazioni lapalissiane (le droghe non sono tutte uguali), finiscono, passando dalla “educazione alla salute”, sino a postulare la necessità di una “educazione al consumo” dei più giovani, magari fatta a scuola, in un’ottica di riduzione dei rischi di consumi che non dovrebbero esserci. Cosa, questa, che piace a molte persone del fronte che postula la legalizzazione della cannabis, ma non ad altri che vedono la medesima proposta, fatta dai produttori di vini, soprattutto come un metodo per aumentarne i consumi: la declinazione promozionale degli slogan che invitano a consumare, aggiungendo il termine “responsabilmente”.

Insomma: “E’ un mondo difficile: vita intensa, felicità a momenti e futuro incerto”, cantava Tonino Carotone all’inizio del secolo, e si sa che gli artisti sono, a loro modo, profetici.

Fatto sta che, anche in seguito alla pandemia, tutti spingono sui consumi come strumento di ripresa economica ed anche le droghe sono un bene di consumo. Per le droghe illecite, se la domanda crollasse, crollerebbe l’economia illegale connessa, ma anche l’indotto sulla economia legale. Le droghe sono una specie di tassa da pagare che poi viene reinvestita anche in attività legali: non per nulla si tratta di un mercato computato nel PIL. Chi propone la loro legalizzazione, infatti, insiste sui proventi fiscali che potrebbero procurare, sperando che lo Stato abbia almeno le medesime capacità delle mafie nel reinvestirli. Certo è che, legalizzazione o meno, se i consumi di droghe cessassero, anche parti importanti delle forze dell’ordine, della magistratura, degli avvocati, del sistema carcerario, e, non ultimo, del sistema socio-sanitario, non avrebbero più lavoro.

E così siamo arrivati ai giorni nostri, nel bel mezzo di una pandemia che sta facendo strage e dove le droghe lecite o illecite che siano, possono continuare a fare la loro strage parallela, senza preoccupare: l’emergenza adesso è un’altra. Questo anche se negli USA, da anni, muoiono prematuramente almeno 70.000 persone all’anno, solo per overdose in cui sono coinvolte sostanze lecite e illecite. Una situazione che sembra stia peggiorando con la pandemia da Coronavirus. Come se non bastasse l’OMS calcola che “quasi 6 milioni di persone perdono la vita ogni anno per i danni da tabagismo, fra le vittime oltre 600.000 sono non fumatori esposti al fumo passivo[3]”. Nel mondo, inoltre, l’alcol uccide annualmente tre milioni di persone[4] mentre 132 milioni di persone vivono affette da disabilità alcol correlate.

Dei dati sulle sostanze lecite si parla poco. Si preferisce lanciare emergenze sui “boschetti della droga” o su singoli fatti di cronaca. Descrizioni drammatiche che, comunque, diventano quasi rassicuranti, perché trasportano mondi e situazioni che la maggior parte di noi vede da distante, sicuro che non lo riguarderanno mai da vicino.

Così rimaniamo giustificati per non investire risorse almeno pari a quante ne investiamo per il Coronavirus, nell’ambito della prevenzione e della cura riguardante l’uso di sostanze psicotrope. Niente scuole di specializzazione dedicate per Medici e Psicologi (si preferisce demandare il tutto alla psichiatria ed alla psicologia generale) e nemmeno per chi dovrebbe fare prevenzione; Servizi Dipendenze che si occupano soprattutto di sostanze illecite, quando il problema più grande sono quelle lecite; pochi centri antifumo, quando il tabacco uccide una persona ogni sei secondi ed è a tutti gli effetti un’epidemia fra le peggiori mai viste a livello globale. Il totale dei decessi entro il 2030 potrebbe raggiungere quota 8 milioni all’anno e si stima che nel XXI secolo il tabagismo avrà causato fino a un miliardo di morti. (…) Quanti morti e quante invalidità provocano i meccanismi di negazione? Per la pandemia a Sars-Cov- 2 è difficile fare un calcolo. Ci si può contagiare in modi diversi e giocano anche le circostanze o la casualità. Molti contagi derivano da comportamenti che il singolo non poteva evitare, come recarsi al lavoro su mezzi affollati, non da meccanismi di negazione o da superficialità, ma senz’altro, per quanto riguarda le sostanze psicotrope, il cui consumo sarebbe evitabile, i numeri parlano chiaro. Purtroppo, come anni fa avevo concluso con un gruppo di operativa di strada a cui facevo formazione, sarà banale ma le droghe sono pericolose perché il loro consumo è piacevole.”

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