LE RAGIONI DELLA TERAPIA DOMICILIARE CON METADONE

data di pubblicazione:

30 Ottobre 2020

I casi di intossicazione mortale da metadone verificatisi di recente, originati dalla rivendita di metadone da pazienti in terapia, hanno riaperto la discussione in merito alle modalità di somministrazione del farmaco. Una parlamentare ha proposto di abolirne la disponibilità come terapia domiciliare (“affido”) e di dare la possibilità di somministrarlo solo con la vigilanza del personale sanitario. Sul sito di Sitd tre interventi spiegano perché tale proposta appare contro-producente. Scrive “Come chiaro dai numeri, i casi di intossicazione letale da metadone sono sporadici e notevolmente meno frequenti rispetto agli eventi provocati da altri farmaci e sostanze di comune uso domiciliare. La restrizione delle possibilità di terapia domiciliare con metadone imposta a diverse decine di migliaia di persone, da una parte non avrebbe un effetto sensibile su un evento sporadico e quindi in tutta verosimiglianza non proporzionale al numero di prescrizioni, e dall’altra danneggerebbe in maniera significativa soprattutto coloro che beneficiano dell’aspetto riabilitativo dalla terapia farmacologica, agendo contro lo spirito della legge vigente e favorendo il ricorso a sostanze illegali. Rendere meno disponibile la terapia domiciliare ne innalzerebbe, inoltre, il valore economico sul mercato illegale, stimolando la propensione a rivenderne una parte, ed ottenendo l’effetto opposto a quello desiderato”.

De Bernardis spiega con dovizie di statistiche e di elementi qualitativi le ragioni per le quali, pur perfettibile, in generale il sistema di somministrazione del metadone è molto efficace, e di come l’affido, in molti casi, sia funzionale a una migliore integrazione sociale del paziente. Dopo avere chiarito, statistiche alla mano, che gli episodi di morti associate al consumo di metadone fuori prescrizione sono pochissimi, de Bernardis argomenta altre ragioni a sostegno della razionalità della terapia domiciliare: “Gli studi disponibili ad oggi indicano una sostanziale equivalenza, in merito agli esiti sul paziente, tra la terapia domiciliare e la terapia somministrata sotto sorveglianza (Saulle et al,. Supervised dosing with a long acting opioid medication in the management of opioid dependence. Cochrane Database of Systematic Reviews 2017, https://www.cochranelibrary.com/cdsr/doi/10.1002/14651858.CD011983.pub2/abstract ). Inoltre, la disponibilità di terapia domiciliare incoraggia il desiderio di normalità delle persone affette da dipendenza da oppioidi, ostacolato dalle procedure più restrittive, con migliori tassi di ritenzione in trattamento, registrando anche una riduzione delle attività illecite”.

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