LIMITAZIONI ALL'INDUSTRIA DELL'AZZARDO: IL GAP TRA PROMESSE E REALTA'

data di pubblicazione:

18 Ottobre 2020

Un articolo di Marco Dotti, pubblicato sul settimanale Vita, compara gli impegni assunti dal governo per limitare l’espansione del gioco d’azzardo e i provvedimenti adottati dal governo Conte I. Secondo Dotti, il bilancio complessivo, numeri dell’industria dell’azzardo alla mano, è negativo. Inoltre, passando all’attuale governo, Dotti rimarca come il periodo di lockdown abbia rappresentato un’occasione persa per ripensare in profondità l’assetto organizzativo dell’azzardo. In particolare, il governo avrebbe potuto realizzare una serie indagine per capire i cambiamenti nei modelli di spesa e di consumo dell’azzardo pre e post lockdown: “Al contempo, il lockdown sulla vendita dell’azzardo – durato all’incirca da marzo a maggio – ha offerto al Conte-Bis una grande occasione per decongestionare il sistema e mettere in luce: a) la natura strutturalimente dissipativa del gambling di Stato; b) l’intimo legame che l’azzardo legale intrattiene con transazioni sospette o in aria di money laundering. Tutto inutile. Peggio: il ritorno alla “normalità” ha rigettato le famiglie nell’incubo della dipendenza e, con una crisi che al netto della retorica dei bonus di governo morde più che mai, ha preparato il terreno per futuri disastri.

In un Paese che non ha mai voluto una serie indagine epidemiologica sul tema, il “Governo del Cambiamento”, tra i cui banchi siedono figure che, quando erano all’opposizione, gridavano allo scandalo ad ogni minima omissione proprio del Monopoli di Stato, non ha nemmeno pensato di fotografare l’impatto del divieto di vendita di prodotti d’azzardo nei mesi di lockdown”.

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