COVID-19 E INDUSTRIA DELL'AZZARDO: QUALE RIPRESA ALLA "NORMALITA'"?

data di pubblicazione:

11 Settembre 2020

Maurizio Fiasco, Presidente ALEA, in un articolo per il secondo numero del bollettino dell’associazione, espone interessanti riflessioni sulle conseguenze del Covid-19 nella condotta dei giocatori patologici e del business dell’azzardo. Più precisamente, gli interrogativi dai quali muove l’articolo Fiasco sono tre: “Ecco, per l’appunto: come si configurerà da adesso e nelle evoluzioni ipotizzabili il comportamento a rischio definito gioco d’azzardo? Quali analogie e differenze si potranno cogliere con le altre patologie di massa che sono incorporate in modelli di business industriali o industrial-politici, quali il tabagismo, l’abuso di alcolici, l’assunzione di stupefacenti, il sesso commercializzato, l’uso quotidiano del linguaggio offensivo nei social media? E quali convergenze o cooptazioni continueranno a svilupparsi come a esempio quella tra il gaming dei nuovi videogiochi e il gambling in forte ascesa con le reti mobili e sul web?” Secondo Fiasco, sono due gli assi a partire dai quali analizzare le tendenze in atto: da una parte le reazioni, la fenomenologia, il vissuto dei giocatori; dall’altro le strategie del “gambling industrializzato con tutto l’assortimento delle tecnologie impiegate”.

Scrive il sociologo: “Andando sull’altro “binario”, come s’è detto, è gioco forza analizzare come sia stato colto di sorpresa e finito in trappola (forse ancor più, anzi molto più pesantemente) il complesso gigantesco industriale – finanziario – ideologico del business legato al consumo di massa delle varie forme di gioco. Quell’azzardo industrializzato che si articola nel nostro paese in ben 51 distinte tipologie: tra quelle praticabili con un supporto fisico a quelle altre accessibili attraverso il web, ovvero restando fermi all’interno delle pareti domestiche. Sono due questioni con le quali i decisori politici e tecnici del governo dell’emergenza sanitaria ancora non hanno fatto i conti: da un lato la necessità di nuove definizioni delle patologie nel mutato scenario; dall’altro gli esiti del crollo delle convenienze per le compagnie del gioco d’azzardo che ne hanno fatto un consumo di massa decuplicatosi nell’arco di un ventennio

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