ISTAT RAPPORTO ANNUALE 2020 – LA SITUAZIONE DEL PAESE

data di pubblicazione:

17 Agosto 2020

Il Rapporto annuale 2020 dell’Istat. Orientarsi è difficile perché l’incertezza è massima, ammettono gli stessi curatori del documento. Ciò che appare in maniera evidente è che i problemi di fondo dell’Italia, che probabilmente spiegano anche le tante debolezze emerse nella crisi, escono purtroppo accentuati dall’impatto della pandemia. Le diseguaglianze interne stanno aumentando ancora di più e il rischio è che la distanza dell’Italia con i Paesi che hanno retto meglio, Germania in testa, si accentui.

La resilienza di famiglie e imprese
È vero, come dice il presidente dell’istituto di statistica, Gian Carlo Blangiardo, che gli italiani hanno dimostrato una singolare resilienza e riscoperto valori importanti: dalla fiducia nelle istituzioni al senso civico dimostrato, alla centralità della famiglia. E, come spesso accade, la crisi ha portato anche l’apertura a novità potenzialmente positive: lo smart working, per esempio, che in teoria potrebbe interessare 7-8 milioni di lavoratori (ma va regolato, perché quello in atto è più che altro un’attività arrangiata da casa) e la volontà di perseguire un maggiore equilibrio tra sviluppo e tutela dell’ambiente, perché tutti, durante il lockdown, hanno vissuto la piacevole sensazione di abitare in luoghi meno inquinati e silenziosi. Ma resta il rischio di tensioni sociali.

Lavoro a rischio per giovani e donne
La questione lavoro incombe: il 12% delle imprese è propenso a ridurre l’organico quando termineranno la cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti (per ora prorogato fino al 17 agosto). Più a rischio sono donne e i giovani. E c’è una sanità da ricostruire: avevamo 3,5 posti letto in ospedale ogni mille abitanti contro 5 di media nell’Unione europea e 8 in Germania.
Le indagini dell’Istat confermano un fenomeno già riscontrato in altre società avanzate: la pandemia ha fatto più morti tra le persone con più basso titolo di istruzione. La diseguaglianza, già forte prima del Covid, aumenta. Per la prima volta l’ascensore sociale funziona al contrario: tra le nuove generazioni (i nati tra il 1972 e il 1986) le persone che si muovono verso classi inferiori a quella d’origine sono di più (il 26,2%) di quelle che si muovono verso classi superiori (24,9%). Finora era stato il contrario. I numeri, insomma, certificano quella che è una sensazione diffusa nelle famiglie: i figli non è detto che staranno meglio dei genitori, anzi è probabile che vivranno peggio.

Grandi imprese meglio delle piccole
Anche la struttura produttiva paga vecchie debolezze: le imprese più colpite dalla crisi sono le piccole, in Italia più diffuse che altrove. Ma anche tra le società di capitali un terzo non ha liquidità fino alla fine dell’anno. Ci sono segnali di ripartenza, per esempio il commercio con l’estero, e molte imprese hanno continuato a lavorare. Ma anche chi non rischia il posto va incontro a problemi di tenuta del salario: i contatti sono scaduti per il 72% dei lavoratori dell’industria e per l’82% di quelli dei servizi, ma è evidente che in questa situazione non ci sono margini per aumenti. Certo, il problema sembra meno grave quando si osservi che l’inflazione è ferma, ma il cosiddetto «carrello della spesa», cioè il paniere di beni e servizi più acquistati dalle famiglie, e che incide maggiormente sul budget dei più poveri, mostra preoccupanti segnali di aumento.

ISTAT – RAPPORTO ANNUALE 2020 LA SITUAZIONE DEL PAESE

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