RAPPORTO 2020 DELLA DIREZIONE CENTRALE ANTIDROGA

data di pubblicazione:

3 Luglio 2020

La Direzione centrale per i servizi antidroga ha pubblicato il rapporto annuale 2020, effettuato su dati dell’anno precedente. Il rapporto contiene varie sezioni tematiche, dal ruolo dell’Italia nel traffico mondiale di sostanze all’attività di contrasto della polizia per ambiti territoriali e al narcotraffico internazionale. I sequestri mostrano un vistoso aumento per la cocaina (+127,61%), anche grazie ad alcune operazioni di grande impatto, con la quota record di 8 tonnellate sottratte al mercato illegale, mentre diminuiscono quelli relativi all’eroina, scesi del 37,06% rispetto al 2018. Aumentano anche i sequestri di droghe sintetiche, dato che ne conferma la crescente diffusione, soprattutto tra i più giovani. Dei denunciati per reati concernenti gli stupefacenti, il 39,45% è costituito da stranieri. Si registra anche un lieve incremento dei minori segnalati all’Autorità Giudiziaria, per la maggior parte italiani e coinvolti, per lo più, nella cessione dei derivati della cannabis. Fra i dati maggiormente negativi, spicca l’aumento, per il terzo anno consecutivo, delle morti per overdose riferite a tutte le droghe, pari a 373 nel 2019, con un aumento dell’11,01% rispetto al 2018.

Altro tema di interesse riguarda le strategie e le “rotte” impiegate dal narcotraffico. Il business della droga resta il più redditizio per le organizzazioni criminali, a partire dalla n’drangheta calabrese, che riveste da tempo un ruolo primario sullo scenario internazionale dei traffici. “In questo scenario, si rafforza il ruolo egemone della ‘ndrangheta calabrese, che dà ulteriormente prova di essere tra i principali broker mondiali nella commercializzazione della cocaina e nella gestione dei traffici di questa sostanza. Questa organizzazione è attualmente il sodalizio criminale più influente nella gestione delle transazioni provenienti dal Sud America e dalle principali aree di stoccaggio temporaneo in Europa, attraverso l’operatività dei propri segmenti radicatisi non solo sul territorio nazionale, nelle più ricche regioni della Lombardia, del Piemonte, della Liguria e del Veneto, ma anche a livello europeo, con particolare riguardo all’Olanda ed alla Spagna. (…) Le più qualificate attività di contrasto continuano ad evidenziare come il traffico di sostanze stupefacenti, uno dei principali reati-fine delle organizzazioni criminali, abbia sempre più spesso una connotazione di reato transnazionale, anche grazie a consolidate relazioni internazionali tra narcotrafficanti, a efficienti strumenti tecnologici e all’attuazione di progetti delinquenziali a prescindere dalle appartenenze etniche, dai confini geografici e dalle difficoltà di comunicazione. In tale scenario, risultano ben inserite le organizzazioni malavitose operanti in Italia, la cui esperienza ed affidabilità sono, oggi, riconosciute nel panorama criminale mondiale”.

Importanti i rilievi sulle modalità organizzative dei traffici: “Le indagini condotte e coordinate da questa Direzione confermano che la “contaminazione” di container (cosiddetto “Rip-off”) risulta la modalità preferita per le tratte oceaniche. I consistenti sequestri di stupefacente registrati nei porti di Genova, Vado Ligure, Civitavecchia e Livorno, oltre che in quello di Gioia Tauro (RC), indicano che le organizzazioni criminali, dopo aver ritenuto negli anni il porto calabrese la porta preferita per l’ingresso della cocaina dal Sudamerica, più recentemente hanno iniziato a privilegiare, anche altri scali portuali del Mediterraneo, in aggiunta a quelli del nord Europa, nell’ottica di diminuire il rischio della perdita dei carichi. Il territorio italiano rappresenta anche area di transito verso i mercati nord europei per le spedizioni marittime di oppiacei dalla Bulgaria, dalla Turchia e dall’Iran. Per l’inoltro e l’approvvigionamento verso gli scali portuali ed aeroportuali di destinazione e transito, rivestono un ruolo primario le organizzazioni criminali turche, albanesi e nigeriane”.

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