RAPPORTO ONU SULLE DROGHE 2020 (1-CONTINUA)

data di pubblicazione:

2 Luglio 2020

Fra i dati più salienti contenuti nel rapporto annuale 2020 sulle droghe dell’Unodc, l’Agenzia Onu sulle droghe, basato su dati del 2018, figura che sono circa 269 i milioni di persone che hanno usato sostanze nel mondo, pari a un aumento del 30% rispetto al 2009. Circa 35 milioni, invece, presentano disturbi derivanti dall’uso. La massa di dati, di analisi e di valutazioni è molto ampia, perciò si fornisce qui solo un primo approfondimento del rapporto.

Il Rapporto 2020 analizza anche l’impatto del Covid-19 sui mercati delle droghe. Sebbene i suoi effetti non siano ancora del tutto noti, viene ipotizzato che la chiusura delle frontiere e le altre restrizioni, come il confinamento domestico, legate alla pandemia abbia provocato deficit nella catena logistica di approvigionamento delle sostanze, con un aumento dei prezzi e una riduzione della purezza delle sostanze. L’Unodc ritiene, alla pari di altre agenzie ed enti, che a causa del coronavirus le organizzazioni di narcotrafficanti avrebbero sperimentato e trovato rotte e metodi nuovi. Ad esempio, un forte impulso avrebbero avuto le attività di commercio via darknet, nonché le spedizioni postali. Come tutti gli eventi di portata epocale, Covid-19 rappresenta l’occasione giusta per innovare queste importanti attività illegali. Tra le maggiori preoccupazioni espresse nel Rapporto rispetto al post-emergenza sanitaria, si cita il taglio ai finanziamenti delle politiche antidroga, come avvenuto a seguito della crisi finanziaria del 2008.

L’Onu conferma che la cannabis è la sostanza più utilizzata in tutto mondo, stimando i consumatori in circa 192 milioni. Le persone che consumano derivati di oppio sono stimate intorno ai 58 milioni, di cui poco meno della metà assume oppiacei legali,  27 milioni di persone consumano anfetamine,  21 milioni l’ecstasy e 19 la cocaina. Più di 11 milioni di persone usano droghe per via iniettiva, di cui 1,4 sono sieropositive, 5,5 milioni hanno l’epatite C e 1,2 milioni hanno sia l’epatite b che C.

In generale, un’analisi del periodo 2000-2018 dimostra come il consumo di sostanze illecite sia aumentato molto più rapidamente nei paesi in via di sviluppo rispetto ai paesi sviluppati. Il rapporto sottolinea una grave disuguaglianza nell’accesso degli oppiodi per uso medico: i paesi a basso reddito soffrono di forti carenze di oppioidi per la gestione del dolore e delle cure palliative. Nel 2018, più del 90% di tutti gli oppiacei farmaceutici disponibili per il consumo medico sono consumati in paesi ad alto reddito – il 12% della popolazione mondiale. Il rimanente 88% della popolazione globale consuma meno del 10% di oppiacei farmaceutici. Viene citato come problematico l’uso non medico di oppioidi sintetici, tramadol nell’Africa occidentale e fentanyl negli USA.

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