STOP DELLE SCUOLE E DELLE ATTIVITA' SPORTIVE … LA NOIA COME RISORSA

data di pubblicazione:

7 Marzo 2020

Riportiamo alcune interessanti considerazioni estratte dal sito AdoleScienza.it

Sembra ormai impossibile, per bambini e ragazzi, trascorrere del tempo libero senza che esso venga in qualche modo organizzato dagli adulti: troppo abituati ad un’agenda ben strutturata tra studio e attività extrascolastiche, con orari e corsi definiti.
E proprio in questi giorni, dove a causa dell’emergenza sanitaria che ha colpito il nostro Paese tutte le scuole sono chiuse, per i genitori può risultare molto difficile gestire questo tempo libero che improvvisamente i figli si sono ritrovati ad avere. Infatti, nonostante possa esserci la tentazione di riempire qualunque momento con diverse attività, è importante anche lasciarli più liberi.

La noia non è un nemico da combattere a tutti i costi!

Ha una funzione positiva ed è utile anche perché, se gestita adeguatamente, attiva le capacità esplorative e la creatività permettendo di mettersi in gioco, trovare delle proprie strategie e scoprire quali attività piacciono davvero.

E’ fondamentale che i più piccoli vivano anche questo sentimento e trovino delle loro risposte e strategie per uscire dalla noia. Ciò li aiuterà, quando saranno adolescenti, a non ricercare necessariamente e a tutti i costi la trasgressione, che spesso rischia di diventare una risposta immediata al “non so cosa fare”.

Nel caso di figli adolescenti, il discorso può essere diverso: i ragazzi, infatti, man mano che crescono desiderano trascorrere il loro tempo libero soprattutto con gli amici, per cui chiedono di uscire più spesso, rifiutano più facilmente le attività proposte dagli adulti, perché vogliono sperimentare la loro autonomia e indipendenza.

La solitudine spaventa i ragazzi che si riempiono di contatti illusori sui social network, si alimentano di quella sensazione di essere in contatto con gli altri, di essere parte di qualcosa, di essere “visti”, ascoltati e riconosciuti. Invece, dovrebbe essere visto come un momento in cui entrare in contatto con se stessi.

Eppure, il 64% degli adolescenti tra i 14 e i 19 anni, e il 58%, ossia quasi 6 su 10, tra gli 11 e i 13 anni, nei momenti vuoti, di pausa o di noia, prende immediatamente il cellulare in mano. Lo fanno spesso per sfuggire da quello stato che gli fa toccare delle corde emotive che non vogliono vedere.

Il problema è che molti ragazzi (e anche tantissimi adulti) quando sono annoiati, si sentono vuoti, sperimentano quella sensazione che genera uno stato di angoscia perché costringe a pensare e a fare, in un certo senso, i conti con se stessi.

E’ importante cambiare ottica: i momenti di “pausa” sono momenti di recupero o di crescita. Servono per entrare in sintonia con noi stessi in un mondo caratterizzato da ritmi frenetici che non permettono più di ascoltare e di dare spazio alle proprie emozioni e a quelle degli altri. È tutto troppo veloce, non c’è spazio per i sentimenti, è tutto troppo razionalizzato e contenuto in uno smartphone.

C’è una malsana abitudine a riempirsi di attività, di cose da fare, di illusioni e di ciò che fanno gli altri.

I momenti di pausa servono per alzare gli occhi dal nostro schermo e guardarci intorno, per analizzare il contesto e l’ambiente in cui ci muoviamo. Le competenze relazionali si imparano anche e soprattutto attraverso le interazioni visive e fisiche, non leggendo sui social.

La gestione del contatto visivo, fisico e dello spazio intrapsichico e sociale si apprende sul campo. Eppure, siamo spaventati dalla noia, non sappiamo più stare in una condizione di attesa, neanche per pochissimo tempo: abbiamo bisogno di toccare costantemente quello schermo, di vedere se qualcuno ci ha cercato.

Basti far caso come, anche fermi ai semafori, in quei pochi secondi di attesa, la maggior parte delle persone prende automaticamente il telefono in mano.

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