FARMACI OPPIACEI: IN ARRIVO NUOVI TRATTAMENTI A RILASCIO RITARDATO

data di pubblicazione:

15 Febbraio 2020

In arrivo fra pochi mesi nuovi farmaci a rilascio ritardato Sul Quotidiano della Sanità è stato pubblicato un breve resoconto della discussione sui farmaci oppiacei avvenuta durante il XIX Congresso della Società Italiana di Tossicologia (Sitox). Secondo i dati citati dal responsabile del Ser.D. dell’Asl di Biella Lorenzo Somaini, in Italia sarebbero pari a circa 350.000 le persone dipendenti da oppiacei, di cui circa solo 140.000 in trattamento. “L’età media sta aumentando e si aggira sui 25-26 anni, con picchi che arrivano a 60 anni. È sempre più difficile intercettare i più giovani, anche se la latenza nell’ingresso nei servizi è bilanciata da una riduzione della mortalità”. In Europa su 1,5 milioni di persone che sono dipendenti da oppiacei si registrano circa 7-8.000 morti l’anno per overdose, assunzione di fentanili o intossicazione per associazione di oppiacei con altre droghe o alcool. “Ma c’è anche una buona notizia: è ormai questione di pochi mesi e anche in Italia arriveranno nuove terapie già in uso in Nord Europa, Australia, Canada e Usa, in grado di aumentare la flessibilità di trattamento e facilitare la terapia ai pazienti. Si tratta di formulazioni di buprenorfina a rilascio prolungato che, a differenza della formulazione attuale in compresse sublinguali, riuscirà a curare anche chi, per ragioni lavorative e personali, non riesce ad essere costante nell’assunzione: saranno microiniezioni con rilascio ritardato fino a 7 o 28 giorni, oppure microcapsule sottocutanee con rilascio ritardato fino a 6 mesi. Il principio attivo è lo stesso, ma il rilascio del farmaco è controllato e costante nelle 24 ore, facendo la differenza nell’efficacia nel contrastare la dipendenza”.

Queste nuove formulazioni sono importanti per migliorare il trattamento e la prevenzione – spiega Somaini –, inoltre miglioreranno la prognosi, soprattutto nei giovani. La speranza è che anche quel 50% di pazienti che attualmente non si rivolge ai servizi di recupero riesca a farlo, soprattutto in giovane età”.

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