IL DISAGIO DEGLI ADOLESCENTI A SCUOLA ATTRAVERSO IL RAP

data di pubblicazione:

20 Gennaio 2020

Ho sedici anni
Ma è già da più di dieci
Che vivo in un carcere
Nessun reato commesso là, fuori
Fui condannato ben prima di nascere
Costretto a rimanere seduto per ore
                                                    Immobile e muto per ore

                                     D. Silvestri, M. Agnelli, F. Rondanini, T. Iurcich

Un’interessantissimo articolo di Piergiorgio Tagliani – Psicologo psicoterapeuta, docente e supervisore di Psicoterapia dell’Adolescenza, ripercorrendo il testo rap della canzone Argentovivo di Daniele Silvestri, descrive la condizione di molti adolescenti che si trovano imprigionati in un’istituzione scolastica che li condanna a stare seduti per ore…

Un contesto come la scuola che, nello sforzo di integrare e accogliere tutti, fatica ad adattarsi ad adolescenti sempre meno capaci di concentrarsi per tempi (6 ore) e modalità (lezioni frontali) che contrastano sensibilmente con il resto della loro esperienza.
I nativi digitali muovono da un contesto in cui rapidità di scelta nel problem solving (videogiochi) e immediatezza comunicativa (social network) annullano di fatto qualsiasi tempo d’attesa.
In un cervello che ribolle di impazienza, come quello adolescenziale, dove prevale l’iperattività dell’amigdala, che causa l’elevata eccitabilità emotiva, e la contemporanea immaturità della corteccia prefrontale, che riduce la capacità di giudizio e di pianificazione, la tecnologia sembra aver trovato un perfetto punto di aggancio.
In poche parole, moltissimi degli adolescenti sono Argentovivo e per loro è molto difficile stare a scuola.

Le misure punitive continuano a essere le note, le sospensioni e spesso anche le bocciature.
In alcune realtà come gli istituti professionali moltissimi ragazzi appartengono a quella categoria di BES (Bisogni Educativi Speciali) che hanno a disposizione Piani Didattici Personalizzati (PDP) che riducono il carico di lavoro e la loro fatica senza risolvere le oggettive difficoltà. In nome dell’inclusione tutti questi ragazzi poco motivati vengono portati avanti nella speranza di una futura maturazione.

Il ritiro sociale degli adolescenti è prima di tutto ritiro scolastico e rappresenta uno dei sintomi più preoccupanti degli adolescenti contemporanei.
Se le generazioni precedenti reagivano alle difficoltà con la ribellione, quella attuale si arrende davanti alla competizione. E’ la vergogna il sentimento prevalente che nasce dal pensiero di non essere all’altezza della situazione, di deludere le aspettative genitoriali, di non funzionare all’interno del sistema sociale in cui si vive.
Il peso delle aspettative induce i giovani a nascondersi da quella società che li fa sentire inadeguati. La chiusura al mondo dei pari – che la scuola invece impone 6 ore al giorno, 5 giorni la settimana – garantisce una via di fuga ma contemporaneamente sancisce una condanna all’oblio, al disadattamento.
I ragazzi sono sopraffatti dalla loro vergogna, ma anche da quella dei genitori, a loro volta preda della propria angoscia di indageguatezza.
Nella società occidentale, la scuola è ritenuta il principale elemento in grado di garantire un rispecchiamento del proprio funzionamento generale. Stare bene all’interno di questo sistema significa attraversare l’infanzia, l’adolescenza e la giovinezza in modo relativamente semplificato.

Infine, la fatica di studiare sembra essersi ulteriormente accentuata. Studiare è difficile, quasi impossibile, soprattutto a casa dove la solitudine accentua la difficoltà di concentrazione e la tendenza alla distraibilità: molte scuole, anche pubbliche, per questa ragione, cominciano a considerare l’idea di trattenere a scuola anche per poche ore, i ragazzi, piuttosto che assegnare i compiti a casa.
Dai ragazzi il tempo passato a studiare è vissuto come tempo sprecato, tolto a un tempo libero che, tuttavia, sia da bambini della scuola dell’infanzia è stato molto limitato. Incasellati in una scuola a tempo pieno, con un corollario di impegni extra (sport, musica, teatro..), a partire dal ciclo secondario di primo grado, i ragazzi incominciano ad avere un tempo da gestire, spesso in autonomia, che non riescono ad organizzare perchè abituati a un deus ex machina in grado di indicare loro cosa fare e quando.
Bisognerebbe domandarsi a quanti adolescenti interessa ciò che la scuola propone, indipendentemente dagli sbocchi futuri. Perchè a detta di molti docenti, e anche diversi genitori, la scuola non deve piacere, ma anzi rappresentare un confronto con quelle sudate carte leopardiane.
E così per superare la noia dello stare a ascuola in modo meno plateale, per sfuggire alle sudate carte molti adolescenti fanno ricorso alle sostanze come farmaco per affrontare le ore di lezione e i pomeriggi vuoti che dovrebbero riempire con lo studio.
Quella fattanza che accompagna molti giovani quando entrano in classe forse non è molto diversa da quella (prodotta da cocaina o anfetamine) che carica diversi manager prima di iniziare la giornata di lavoro.

Uno zaino come una palla al piede, un’aula come cella
Suonerà come un richiamo paterno
Il mio nome dentro l’appello
E come una voce materna, la campanella suonerà.
Silvestri, Agnelli, Rondanini, Iurcich

 

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