DARK WEB, DEEP WEB E MERCATI DELLE DROGHE ILLEGALI

data di pubblicazione:

17 Gennaio 2020

Alessandro De Pascale, giornalista di inchiesta ed esperto di mondo cyber e nuove tecnologie, per il progetto INDiCI – Intervento per Nuove generazioni Digitali Consapevoli e Informatee la redazione diSostanze.info, ha scritto un articolo, molto approfondito e informato, sul dark web e deep web, ovvero le parti “nascoste” di Internet. Prima di tutto, De Pascale chiarisce che sono legali i contenuti di oltre l’80% del deep web, più del 50% nel dark web, erroneamente associati solo con contenuti illegali (armi, droghe, altri mercati illegali). Dopo avere chiarito, in modo piuttosto semplice, le caratteristiche e le differenze tecniche del dark e deep web con il web visibile a tutti, l‘articolo approfondisce la descrizione del web “oscuro”. Se è vero che l’accesso a questa porzione della rete richiede un minimo di conoscenze informatiche, creando una barriera all’ingresso, è altrettanto significativo che alcuni portali presenti hanno già rivoluzionato il mercato delle sostazne illegali. Le stesse agenzie di controllo, riconoscono che i mercati online delle droghe potrebbero riconfigurare il modus operandi delle organizzazioni criminali che gestiscono i traffici di sostanze.

“Per quanto la vendita online di farmaci e sostanze psicoattive sia presente anche nel web di superficie o su social network e servizi di messaggistica più o meno criptati è il dark web, di cui ci occuperemo in questa serie di articoli e approfondimenti, a farla da padrone grazie all’anonimato che è in grado di garantire e ai vari market che vendono anche sostanze psicoattive. Come detto si tratta di una piccola porzione del web: secondo la Nasa (l’Ente Nazionale per le attività Spaziali e Aeronautiche statunitense) nel dark web sono presenti decine di migliaia di indirizzi web rispetto al trilione totale della Rete (…) Come detto, nel dark web, attraverso i cosiddetti black market (detti anche criptomercati) è proliferato anche il mercato nero. Tra gli articoli, a farla da padrone sono proprio le sostanze psicoattive, seguite da prodotti e servizi per la realizzazione di frodi finanziarie (documenti falsi, carte di credito clonate, malware e spyware vari, ecc), dati personali, armi e materiale pedopornografico. Quest’ultimo, vale la pena ricordare, sotto costante attacco di contrasto non solo da parte delle forze dell’ordine ma anche del mondo hacker, che viceversa non interviene contro i market della droga in un’ottica che senza troppe forzature potremmo ritenere vicina a quella antiproibizionista. Questi portali illegali, di cui ormai se ne contano a decine, nell’ultimo decennio hanno rappresentato una notevole innovazione nel mercato della droga. Alexis Goosdeel, direttore dell’Osservatorio europeo sulle droghe e le tossicodipendenze (Oedt), con sede a Lisbona, in uno specifico report su questo fenomeno del 2016 (http://www.emcdda.europa.eu/system/files/publications/2155/TDXD16001ENN_FINAL.pdf), ha spiegato che ormai «quasi ogni tipo di droga illegale può essere acquistata online e consegnata per posta, senza che l’acquirente abbia contatti diretti con lo spacciatore». Questa caratteristica ha portato il numero uno di questa agenzia dell’Unione Europea a spingersi a ritenere «probabile che i mercati online delle droghe possano in futuro modificare il narcotraffico allo stesso modo in cui eBay, Amazon e PayPal hanno rivoluzionato l’esperienza di vendita al dettaglio». I cryptomarket del dark sono dei veri e propri markplace che differiscono dalle loro controparti legali presenti nel web di superficie offrendo anonimato e prodotti illeciti, ma a livello di infrastruttura operano in modo del tutto simile. Ovvero, non vendono direttamente i prodotti e servizi presenti, ma fanno incontrare domanda e offerta (quindi venditori e acquirenti), aiutandoli a condurre le transazioni, gestendo le controversie tra loro con meccanismi di risoluzione e forum di discussione tra membri, dandogli la possibilità di costruirsi una “reputazione” attraverso feedback di valutazione rilasciati dagli utenti stessi, fino al trattenere il denaro dei pagamenti e rilasciarlo ai fornitori solo quando l’articolo raggiunge la destinazione prevista e la consegna viene confermata. Ovviamente non prima di aver trattenuto per loro stessi una commissione. Il primo e più famoso market del dark dedicato principalmente alla vendita di sostanze illecite, tra cui cannabis, una vasta gamma di psichedelici, stimolanti come cocaina e anfetamine, oppiacei e farmaci da prescrizione è stato Silk Road (letteralmente Via della Seta), ribattezzato “l’Amazon delle droghe”. Attivo dal febbraio 2011 al 3 ottobre 2013, giorno dalla sua chiusura da parte del Federal Bureau of Investigation statunitense (Fbi). Da quel giorno i suoi utenti si sono riversati su altri competitor nati proprio sulla sua scia”.

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