BOSCO DI ROGOREDO: UN REPORTAGE

data di pubblicazione:

26 Settembre 2019

Da anni il bosco di Rogoredo è conosciuto, anche dall’opinione pubblica, come una dei principali luoghi di spaccio all’aperto in Italia e in Europa. Sul settimanale Vita, la giornalista Anna Spena ha pubblicato un reportage che mette al centro alcune brevi interviste e storie delle persone che, in modo più o meno stabile, lo frequentano. Ne emerge un ritratto piuttosto impressionante e impietoso sulle condizioni di degrado strutturale della zona, di cui riportiamo alcuni estratti: “All’ingresso della stazione di Milano Rogoredo sono le 20 e 50 di un normale mercoledì sera di settembre. Dall’altoparlante la voce familiare di Trenitalia annuncia i treni in partenza. Una ragazza scheletrica con i calli sulle mani vuole una moneta per comprare l’acqua. È piccola con una mezza coda di cavallo che le raccoglie i capelli gialli scoloriti. La magrezza le ha prosciugato le forme e evidenziato gli occhi: due pozzi adesso vuoti. Avrà si e no 25 anni.

La stazione è ancora viva. Qualcuno è in partenza, qualcuno in fila per un taxi. C’è chi scende a prendere la metro e chi risale sopra. Un ragazzo – vestito con abiti troppo larghi per essere i suoi – chiede una sigaretta a tutti. Un giovane africano dalla faccia dolce vuole 50 centesimi. È alto e longilineo. I muscoli in tensione. Col suo muoversi veloce taglia l’aria. Un movimento che non ha niente a che fare con l’agilità, ma è invece ricerca spasmodica. E continua a chiedere, continua, continua. La dipendenza non accetta un no come risposta. Loro e i tantissimi altri visti in una sera sono gli zombi che abitano il boschetto di Milano Rogoredo che li ha risucchiati tutti (…) Per arrivare al secondo “ingresso” bisogna passare sotto un cavalcavia. Si cammina ancora un po’. Tenendo la metropolitana alle spalle e i binari della stazione a sinistra, basta scavalcare un guard rail per arrivare in mezzo a uno spiazzale.

C’è una donna che si sta bucando, ci vede e scappa. «Vieni a prendere qualcosa da magiare», la invita Feder. Più tardi l’avremmo vista al banchetto dei volontari. Poi sarebbe ritornata anche lei nel bosco. Oltre gli ingressi non possiamo andare. È buio pesto. Non c’è una luce, tranne quella flebile delle scale. Questo è un territorio controllato. Sentinelle e pali che ai tossici gli indicano la strada per arrivare alla “pesa”, dove si compra la dose, agli “estranei”, invece, dentro non li vogliono vedere, non li lasciano addentrare. Ma Rogoredo non sono le siringhe a terra e la sporcizia tutto attorno o le migliaia di euro di droga venduta. Rogoredo sono le persone, centinaia, che ci stiamo dimenticando. Alcuni tossici sono aggressivi. O meglio, non sono loro. È la droga che si iniettano o fumano. Con due euro ti compri una dose. E due euro alla volta ti sei fatto la giornata. Ma lo sballo dura poco. Così le persone fanno avanti e indietro fino a trenta volte al giorno. Qualcuno muore. Anche tutti gli altri muoiono, pure se continuano a camminare”.

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