RIFLESSIONI SUL SISTEMA ITALIANO DI CURA DELLE DIPENDENZE

data di pubblicazione:

4 Agosto 2019

Riccardo Gatti, medico psichiatra e responsabile del Dipartimento Dipendenze Patologiche della ASL città di Milano, ritorna a parlare di oppiacei e di allarme fentanyl sul proprio blog. Più che di analizzare la situazione dei consumi, Gatti si domanda come può, il sistema italiano di cura per le dipendenze, attrezzarsi in modo adeguato a una possibile emergenza sanitaria legata alla diffusione di oppiacei.

“La maggior parte di consumatori di oppiacei non sono in cura ai SERD, anche se può essere che, col tempo, ci arrivino. Circolano derivati del Fentanil, ma è possibile che il consumatore finale nemmeno se ne accorga, se verranno usati accortamente (anche se ne dubito fortemente) nel taglio della eroina. Normalmente, da noi, infatti, è l’eroina, non il derivato del Fentanil, che si va a comprare. Molti consumatori cercano l’eroina nel “luoghi di spaccio” convenzionali (boschetti della droga e simili) ma non tutti. I canali di distribuzione delle droghe sono ben differenziati e attenti alle esigenze del cliente e non bisogna ignorare, inoltre, che la persona dipendente da farmaci oppiacei, eventualmente dirottata su questo tipo di prodotti, avrebbe bisogno di un approccio differente da quello offerto nello spaccio di strada. Egualmente il potenziale consumatore di cocaina + Fentanil (…)

In pratica la difficoltà sarebbe quella di creare le condizioni per prendere in carico un numero aggiuntivo di nuovi pazienti, non diminuendo (ulteriormente!) le prestazioni fornibili alle persone già in cura. Questo anche perché, se si verificasse un possibile repentino aumento della domanda, una risposta appropriata sarebbe impossibile  assumendo ad hoc personale nuovo ma inesperto.

Poiché fa parte della storia la considerazione che, periodicamente, continenti e nazioni vengono attraversate da epidemie mortali riguardanti l’uso di sostanze psicoattive  (per motivi differenti ora ne abbiamo una che attraversa il Nord America, un’altra, differente, in Scozia e sarebbe anche interessante approfondire ciò che accade in Russia ed in altri Paesi del ex Unione Sovietica) è possibile che l’attuale situazione dei Servizi Dipendenze in Italia sia inadeguata e vada riconsiderata.

Per essere ancora più chiari, non è inadeguata perché l’idea che sorregge il funzionamento del sistema (lavoro multidisciplinare, in base alle conoscenze tecnico-scientifiche, per realizzare programmi individualizzati) sia obsoleta, ma perché questo tipo di Servizi di cura deve essere in grado di adattarsi qualitativamente ma anche quantitativamente ad esigenze che mutano nel tempo e che, quindi, richiedono una plasticità operativa che non è più possibile avere con le (attuali) risorse ridotte all’osso.

Concludendo, è assolutamente utile e positivo che il Ministero della Salute incominci a porsi interrogativi sulle possibili emergenze connesse a situazioni  e dati che fanno accendere segnali di allerta ma è anche utile che, assieme alle Regioni, chi ci governa inizi ad interrogarsi seriamente su cosa succederebbe se una possibile emergenza si trasformasse in una emergenza vera.

Sullo specifico problema è, dunque, opportuno chiedersi, a diverso livello ed in relazione alle specifiche competenze:

  1. se siamo dotati di quanto necessario (uomini, addestramento ed attrezzature) per frenare le eventuali spedizioni illegali di Fentanil che potrebbero entrare nel Paese
  2. se le risorse messe a disposizione del Sistema Socio-Sanitario siano appropriate e correttamente dimensionate per combattere il possibile sviluppo di una “nuova” epidemia da uso di oppioidi
  3. se siamo dotati dei mezzi di analisi e di osservazione adeguati per documentare le overdose da Fentanil ed il suo consumo
  4. se le attività di prevenzione e di prossimità con le situazioni a rischio già agiscano tenendo conto di questo nuovo pericolo, anche informando i potenziali consumatori del possibile aumentato rischio di overdose e delle misure necessarie per ridurlo e, soprattutto, se le attività in campo siano sufficienti
  5. se, dove può essere necessario un intervento in caso di overdose, siano disponibili dosi multiple di Naloxone in quanto necessarie perché il Fentanil, relativamente agli altri oppioidi, è di più alta Potenza
  6. se le persone a rischio di overdose da oppioidi, i loro amici ed i famigliari, siano addestrati all’uso del Naloxone
  7. se stiamo facendo tutto quanto necessario per agganciare precocemente ai trattamenti più appropriati
  • il maggior numero possibile di tossicodipendenti da eroina
  • il maggior numero possibile di tossicodipendenti da farmaci oppiacei
  1. se il sistema dei Servizi Dipendenze sia sufficientemente dimensionato e sufficientemente preparato per rispondere rapidamente alle necessità connesse ad una possibile nuova epidemia da oppioidi, complicata da un aumento di overdose, senza sacrificare l’intervento sulle altre dipendenze patologiche e, più in generale, sull’uso non terapeutico di sostanze psicoattive
  2. se i medici che prescrivono farmaci oppiacei per la terapia del dolore, siano sufficientemente preparati ed abbiano la formazione necessaria per individuare eventuali situazioni a rischio di dipendenza o di diversion e per gestire appropriatamente, in questi casi, il percorso terapeutico ed eventuali complicanze
  3. se il Sistema Socio – Sanitario nel suo complesso (nella parte ospedaliera ed in quella territoriale) sappia intervenire in relazione alla attività dei Servizi specializzati, come un Sistema di Rete, dove l’insieme fornisce un risultato maggiore della somma delle sue singole componenti
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