SALUTE MENTALE IN ITALIA: IL RITORNO A LOGICHE NEO-MANICOMIALI?

data di pubblicazione:

21 Aprile 2019

Un preoccupato articolo di Girolamo Digilio, Presidente onorario A.RE.SA.M. – Associazione Regionale Salute Mentale del Lazio, fa il punto sull’attuale situazione della salute mentale in Italia. Digilio sottolinea, di fronte ai dati dell’ultimo rapporto SDO sui ricoveri ospedalieri nel nostro Paese, che vi è un’alta percentuale di ricoveri ripetuti in ambito psichiatrico, e vi è perciò il pericolo di una deriva che definisce di tipo “neo-manicomiale“. Secondo Digilio, a causa della politica di tagli e del mancato adeguamento dei servizi di salute mentale alle nuove esigenze di presa in carico, vi è oggi un peso eccessivo dei ricoveri ospedalieri e uno scarso investimento sulle forme di assistenza territoriale. “Ogni anno vengono ricoverati in Italia nei SPDC, Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura, oltre 100.000 persone con disagio psichico-sofferenza mentale (108.290 nel 2015); di queste persone circa una su tre (32,5%) viene ricoverata in ospedale più volte nell’arco dell’anno. (…) L’offerta assistenziale dei servizi psichiatrici di gran lunga prevalente è rappresentata dal contenimento dei sintomi attraverso trattamenti massivi e di lunga durata con psicofarmaci, dal facile ricorso a TSO e a ricovero in SPDC e, infine, dalla istituzionalizzazione presso strutture cosiddette “residenziali”: lunghi ricoveri, spesso rinnovati, in case di cura, comunità terapeutiche o terapeutico riabilitative (oggi classificate SRTR), per lo più private, nelle quali non si pratica alcuna reale attività di prevenzione della disabilità e di inclusione sociale e lavorativa.

Sulla base dei dati del Rapporto SDO 2015 del ministero della Salute elaborati da Fabrizio Starace (24 Ore Sanità, 26/9/2017) si può calcolare che nel 2015 i presenti nelle strutture residenziali in Italia sono stati circa 250.000 (41,5/10.000 abitanti) che vanno aggiunti ai 108.290 ricoveri presso i SPDC.

Si tratta cioè di una involuzione neo-manicomiale veramente assai preoccupante. Come abbiamo più volte denunciato, infatti, la mancata o insufficiente presa in carico del disturbo fin dal suo esordio è oggi la causa principale di disabilità e di istituzionalizzazione delle persone con sofferenza mentale alle quali invece, se immesse in adeguati e tempestivi percorsi riabilitativi, potrebbe essere assicurata una migliore qualità della vita e un soddisfacente inserimento lavorativo, peraltro con costi complessivi inferiori per la collettività.

Sono ormai quasi due decenni, dall’inizio del nuovo millennio e dei primi tagli selvaggi e blocchi del turn over, che andiamo reclamando la necessità di un intervento programmato per risalire la china e porre i servizi psichiatrici nella condizione di adempiere pienamente ai loro compiti istituzionali“.

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