CERCASI GENITORI DISPERATAMENTE

data di pubblicazione:

16 Aprile 2019

CERCASI GENITORI DISPERATAMENTE
Come aiutare i figli adolescenti a sconfiggere le dipendenze da droghe, cibo, alcol, internet

Rosanna Schiralli

Esistono tante dipendenze perché i giovani esprimono tanti bisogni inevasi e tante difficoltà nel gestire la propria vita. L’estremo bisogno di identità e l’incapacità ad affrontare le normali incombenze della vita spingono gli adolescenti a trovare soluzioni parziali, veloci, spesso estreme.
E’ come se, non riuscendo ad essere registi della propria vita, quote crescenti di giovani e giovanissimi, delegassero all’esterno il controllo e la gestione delle proprie pulsioni, emozioni, sensazioni, decisioni e comportamenti.

Gli adolescenti hanno bisogno di stampelle (le droghe) perché nessuno ha insegnato loro a camminare bene. Hanno bisogno di crearsi un padrone (il cibo, internet, i video poker, il partner da cui dipendere) in quanto sentono l’angosciosa mancanza di qualcosa in grado di riempire il vuoto.
Nell’uno e nell’altro caso (le stampelle e il padrone) manca l’autonomia.
Sembra infatti che un numero sempre maggiore di ragazzini e ragazzine raggiunga l’adolescenza senza le necessarie competenze per affrontarla e viversela bene.
Bassa autostima, incapacità di costruire e mantenere rapporti intensi, inibizione, difficoltà a gestire il tempo e altre angosciose sensazioni spingono i giovani a ricercare rimedi immediati al malessere percepito.
I giovani si ammalano di dipendenza perché hanno paura. Ed hanno paura perché i grandi non insegnano più loro il coraggio, la capacità di desiderare, di progettare, di affrontare, di costruire.
I mutati rapporti economici, gli accelerati ritmi di lavoro e di consumo, una tecnologia sempre più invadente, la mercificazione dei bisogni e dei desideri incessantemente proposta dai mass media hanno contratto e svalutato la quantità e la qualità di tempo che gli adulti dovrebbero dedicare ai figli.
Con la scusa che i bambini devono pur essere impegnati in qualche attività si assiste generalmente a un’imponente delega educativa: dopo la scuola molti bambini vengono “deportati” presso palestre, piscine, scuole di musica …per essere poi ricondotti a casa verso sera quando, tutti stanchissimi, si riesce a stento a guardare la televisione in silenzio (genitori) o a sostare passivamente davanti alla Play Station (i figli).
In questa situazione i bambini non imparano a gestire il proprio tempo interno; non riescono a sintonizzarsi con i propri bisogni e le proprie emozioni; hanno difficoltà a riconoscere la propria gratificazione, a gestire la noia, ad affrontare le frustrazioni, a relazionarsi con chi è vicino.
Non riuscendo a sviluppare queste competenze, i bambini crescono rimanendo dipendenti dal mondo esterno in quanto insicuri circa le proprie capacità di sentire, percepire, relazionarsi.
Quando i bambini raggiungeranno l’adolescenza, la ricerca di autonomia, il confronto e la ricerca di novità, la vulnerabilità “contratta” durante gli anni dell’infanzia si evidenzierà in tutta la sua drammaticità.
L’incapacità di gestire il tempo sarà per lo più vissuta come noia insopportabile; la difficoltà a decodificare le emozioni produrrà inibizione e paura; le frustrazioni diventeranno impedimenti da evitare a tutti i costi e a qualsiasi prezzo.

La reazione sembra del tipo causa-effetto: ad una caduta di genitorialità corrisponde una caduta, più o meno accentuata di adultità nei giovani; ad una difficoltà di dire “no” e mettere confini ai figli corrispondono comportamenti adolescenziali caratterizzati da eccessi e disistima.
Secondo l’autrice, se è vero che non si può insegnare l’empatia, è vero che si possono recuperare alcune regole da proporre per una migliore relazione con i figli e quindi per un loro sano sviluppo.
Una buona relazione educativa, sottolinea l’autrice, implica necessariamente, oltre all’ascolto e l’affetto, il contenimento: solo all’interno di regole ben definite sono possibili dialogo, contatto, intimità e complicità.

Il volume fornisce a genitori, insegnanti ed educatori in genere, alcuni spunti di riflessione utili a rendere i ragazzi più sicuri e più forti, in grado di affrontare con competenza ed autonomia la loro vita.

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