DIPENDENZA DA VIDEOGIOCHI – IL FENOMENO FORTNITE

data di pubblicazione:

18 Marzo 2019

La dipendenza da Fortnite sta diventando un problema serio.
Bloomberg racconta storie di ragazzini che sono diventati dipendenti dal gioco, con danni per se stessi e per le tasche dei loro genitori, spesso inconsapevoli.
L’Organizzazione mondiale della sanità a giugno, per la prima volta, ha riconosciuto la “dipendenza dai videogame” come una malattia.
Probabilmente solo a giugno perché la situazione con l’avvento di tecnologie sempre più avvincenti va sempre peggiorando. Non è un disturbo nuovo, infatti, ora però tutto si sta evolvendo con una velocità che ha costretto gli esperti a dover affrontare di petto un problema che investe una quantità infinita di persone.
Tra i più in voga Fortnite che al momento registra 200 milioni di utenze.

Esemplare la storia di Carson, 17 anni e più di 12 ore al giorno passate davanti ad uno schermo tentando di restare l’ultimo in piedi contro gli altri 99 concorrenti della partita; “Avevamo fatto qualche progresso nel convincerlo a ridurre le sue ore di Fortnite e dormire meglio, ma è tornato alle sue vecchie abitudini”, dichiarano  i genitori. “Non ho mai visto un gioco che abbia un tale controllo sulle menti dei bambini”, lo conferma Lorrine Marer , una specialista comportamentale britannica che lavora con i bambini che combattono la dipendenza da gioco. “Una volta che sei agganciato a questo gioco, è difficile smettere ”.

La Epic Games Inc., azienda che produce Fortnite (attorno al quale gira un business che orbita sul miliardo di dollari), in passato ha lanciato degli avvertimenti ma per quanto riguarda il problema della dipendenza si rifiuta di commentare. E nel frattempo il problema si sta allargando.

Cam Adair è un ragazzo che a 15 anni ha dovuto lasciare la scuola a causa della dipendenza dai videogiochi, oggi ci rientra per sensibilizzare i ragazzi al problema. “I giocatori di Fortnite – dice – competono in combattimenti di 100 persone fino a quando l’ultimo è in piedi, il che rende difficile l’abbandono della partita una volta avviata”.

Pagamenti online
F​ortnite è distribuito gratuitamente, i proventi arrivano dalla vendita di armi speciali e particolari “skin” per il proprio personaggio, addirittura la Epic Games pare abbia chiuso un sostanzioso accordo con la National Football League per mettere a disposizione dei giocatori le maglie delle proprie squadre preferite.

Il problema dunque si allarga e di frequente capita che ai genitori arrivino pagamenti fatti online dai figli con la propria carta di credito a loro insaputa, anche qui il giro di soldi è enorme, tant’è che in Olanda è anche stato pubblicato uno studio che paragona i danni economici creati dalle piattaforme di gioco online a quelli del gioco d’azzardo.

Paul Weigle, uno psichiatra del Mansfield Center, nel Connecticut, sta seguendo 20 ragazzi dipendenti da Fortnite e raccomanda ai genitori di non permettere ai figli di avvicinarsi ai videogames prima dei 10 anni e di fissare severe regole sugli orari da dedicargli, dato che più si va avanti più questi giochi diventano sofisticati e dediti ad agganciare il proprio pubblico e tenerlo davanti allo schermo il più possibile; infatti ammette che “sarà un problema sempre più grosso”.

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