EVOLUZIONI E SVILUPPI DELLA TOSSICOLOGIA CLINICA A FIRENZE

data di pubblicazione:

23 Gennaio 2019

Sul sito di Ars sono liberamente fruibili -e scaricabili- le relazioni, presentate il 19 gennaio a Firenze presso l’istituto Stensen, tenute al Convegno regionale “Dipendere”. Fra i molti e interessanti contributi presentati, si riporta di seguito una sintesi dell’intervento “Professionisti, istituzioni e dipendenze: nascita e sviluppi nei decenni ’70- ’80 in Toscana. La Tossicologia di Firenze”. Il contributo ripercorre le tappe più significative che hanno portato Firenze, a partire dagli anni ’20 del ‘900, a ricoprire un ruolo di primo piano a livello nazionale nella Tossicologia Clinica.La svolta avviene nei primi anni ’70, quando viene istituito il servizio autonomo di Tossicologia, che comincia a trattare, oltre alle intossicazioni acute, anche le tossicomanie maggiori (oppiodi, eroina). Tale servizio, grazie anche all’opera di Mannaioni, ricopre un ruolo all’avanguardia in Italia. Un secondo passaggio di fondamentale importanza avviene quando il servizio di Tossicologia comincia a collaborare da una parte con i nascenti Ser.T e dall’altra con le associazioni e le realtà del terzo settore (Centro Italiano di Solidarietà, l’Associazione Insieme ed i Narcotici Anonimi per quanto riguarda l’abuso di oppioidi, e con le associazioni degli Alcolisti Anonimi e dei Club per gli Alcolisti in Trattamento).

Tale passaggio viene così descritto: “Nell’ambito di questa esperienza, medica, scientifica e drammaticamente umana, erano studiati,redatti, sviluppati e sperimentati numerosi protocolli farmacologici per il trattamento dell’eroinopatia e dell’alcol-dipendenza, sia per la disassuefazione rapida ed ultrarapida che a lungo termine, sia per la prevenzione del danno d’organo e della compulsione patologica (craving) e della recidiva, in regime di ricovero ed ambulatoriale. L’emergenza socio sanitaria dovuta al dilagare delle dipendenze diventava un problema crescente, relativamente ai derivanti aspetti di microcriminalità, di diffusione delle patologie correlate all’uso delle sostanze per via endovenosa (epatiti B e C, infezione da HIV) e dall’abuso di alcol (epatiti acute e croniche, cirrosi, traumi stradali) di cui la recidiva, determinante della cronicizzazione, è l’elemento costitutivo più difficile da trattare. Emerse allora l’importanza di aspetti terapeutici, come quelli psicologici ed educativi, che supportassero, integrandola, la terapia farmacologica, allo scopo del mantenimento prolungato della astensione dall’uso delle sostanze e della completa riabilitazione dei pazienti”.

Alla fine del contributo si riportano i dati di oltre 4o anni d’attività del servizio: “Un’idea della dimensione epidemiologica delle problematiche alcol correlate, per quanto riguarda la nostra area, è evidenziata dall’analisi dei dati dell’attività di ricovero della Tossicologia Medica della Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi che nel periodo 1973 – 2015 ha gestito dal punto di vista clinico-assistenziale 16.903 casi di intossicazione acuta, 661 sindromi astinenziali maggiori ed effettuato 5.164 programmi di detossicazione, spesso complicati da problematiche neurologiche (depressione del sistema nervoso centrale, coma), psichiatrico-comportamentali (agitazione psicomotoria, psicosi, delirium), d’organo alcol-correlate (epatopatie, pancreatiti, cardiomiopatie, polineuropatie) o da altre patologie (traumi, infezioni, abuso di farmaci etc.)”.

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