LA RABBIA CHE NON SI VEDE. PREVENIRE LA PSICOPATOLOGIA INFANTILE – Studio del Centro Pediatrico interdipartimentale per la Psicopatologia da web del Policlinico Gemelli

data di pubblicazione:

23 Luglio 2018

Bambini arrabbiati e genitori intenti a fare i conti con i propri sensi di colpa; è questo un binomio sempre più frequente, che dall’infanzia continua in adolescenza e spesso prosegue anche oltre.

Si chiama La rabbia che non si vede lo studio avviato dal Centro Pediatrico Interdipartimentale per la Psicopatologia da Web del Policlinico Gemelli di Roma e a condurlo è il professore Federico Tonioni.

L’obiettivo della ricerca, che avrà la durata di due anni, è quello di portare gli stessi ragazzi e ragazze ad essere in grado di riconoscere le proprie emozioni ad esempio: rabbia, gioia, tristezza per poi imparare a gestirle. Potrebbe sembrare un’istruzione semplice ma non lo è. Le emozioni infatti sono quelle risposte o reazioni incontrollabili che il nostro corpo o la nostra mente scatena in seguito ad un evento bello o brutto.

Le risposte possono essere di 4 tipi:
tonico-posturali, tensione o il rilassamento del corpo;
espressive, divise in mimico-facciali, ad esempio varia la voce, oppure di tipo linguistico, che condizionano le scelte lessicali e sintattiche;
comportamentali;
fisiologiche, causano un alterazione della frequenza respiratoria e cardiaca, della pressione del sangue o della pelle.
La sfida della ricerca è dunque quella di trovare delle risposte sulle psicopatologie emergenti in età infantile e in adolescenza concentrandosi sulla rabbia.

Cos’è la rabbia?
A dare una definizione della rabbia è il responsabile del progetto di ricerca Federico Tonioni, Dirigente Medico UOC Psichiatria Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli, Istituto di Psichiatria e Psicologia Università Cattolica. “La rabbia – afferma Tonioni– è quell’energia che non diventa esperienza e che viene trattenuta. In particolare nei bambini la rabbia trattenuta ha conseguenze nel corpo e si manifesta attraverso la fragilità. Ad esempio il bambino o la bambina si ammala prima di un evento di massima socialità, una gita a scuola ad esempio. Oppure la rabbia si riversa nell’apparato cognitivo e si manifesta attraverso problemi dell’apprendimento oppure un eccessiva razionalizzazione. Attraverso la razionalità i bambini, ma anche gli adolescenti, cercano di programmare ogni azione in modo da prevenire un eventuale reazione ad un’emozione, quale la rabbia. Tutto questo razionalizzare causa una fatica elevata specie nei bambini. Il risultato, ad ogni modo, sia che la rabbia si manifesti nel corpo o nell’apparato cognitivo è una perdita dell’autostima e in entrambi i casi la conseguenza potrebbe essere quella di non voler andare a scuola”.

Lo studio è svolto in collaborazione con la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) di Roma e con il sostegno della Comunità Incontro Onlus e dalla Fondazione Valuer.

La rabbia che non si vede è un questionario differenziato per cinque fasce di età:

0-2 anni,
3-5,
6-7,
8-10,
11-14 anni.

Il test anonimo, a risposta multipla con cinque possibilità, verrà somministrato dal pediatra, e sarà così articolato: da 0 a 6 anni, ossia in età prescolare le domande saranno somministrate ai genitori. In questo caso si tratta di domande sulla relazione madre-figlio e sulle modalità di gioco del bambino o della bambina.

Dai 6 ai 10 anni il questionario verrà somministrato direttamente al bambino, nel caso in cui fosse possibile è previsto l’aiuto dei genitori. Le domande indagheranno sulla relazione con i pari, il gioco e la tolleranza alle regole.

Dagli 11 ai 14 anni sarà studiata la percezione di sé, delle regole e la socialità.

Il punteggio sarà calcolato in base a due parametri: l’aggressività e la socialità. Tali punteggi sono inseriti in quattro fasce di rischio. Incrociando questi dati si otterranno dei rischi bassi, intermedi o alti. Data la precoce età di somministrazione ogni questionario verrà somministrato per almeno due anni consecutivi in modo da poter monitorare l’andamento senza dover necessariamente medicalizzare in età precoce.

Il questionario è supportato da una scheda anamnestica uguale per tutte le età, al fine di integrare le informazioni riguardanti il bambino con quelle riguardanti il contesto familiare anche pre-gravidico.

“Lo scopo della ricerca è intercettare la trasformazione dell’energia trattenuta in rabbia. Sono convinto – conclude Tonioni- che i disturbi dell’apprendimento siano di origine affettiva su base ansiosa. I bambini sono sottoposti ad aspettative troppo elevate da parte dei genitori”.

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