IL CONSUMO DI DROGHE DEI MINORI: QUALI POLITICHE SERVONO?

data di pubblicazione:

25 Febbraio 2018

droghe giovaniLa tragica morte per overdose di Pamela Mastropietro a Macerata, ha rimesso per poco tempo al centro del discorso pubblico la questione dei consumi delle sostanze fra i giovani. Luciano Squillaci, presidente di Fict (Federazione italiana comunità terapeutiche) ne prende spunto per denunciare la mancanza di dibattiti e di riforme sulla legislazione sulle sostanze e sui servizi per le dipendenze. Gli ultimi dati sui consumi di sostanze giovanili mostrano da un lato un aumento dell’uso e del consumo tra i giovani, spesso anche minorenni, dall’altro una tendenza, anche fra le ragazze, a un incremento di comportamenti e di modelli di consumo definibili “ad alto rischio”, come la poliassunzione o l’uso quotidiano. Inoltre, la popolazione giovanile (18-24 anni) è quella più a rischio per il binge drinking, che riguarda il 17,0% dei ragazzi (21,8% dei maschi e 11,7% delle femmine). Di fronte a questo quadro, oltre tutto in veloce cambiamento, la politica sembra delegare ai tecnici la risoluzione dei problemi. Scrive Squillaci: “Mentre il mondo della droga è quotidianamente in evoluzione, e negli ultimi 10 anni ha visto un mutamento enorme, nelle forme di dipendenza, nelle sostanze e persino nelle modalità di assunzione, gli operatori sono costretti ad operare con strumenti di intervento che fanno riferimento ad una normativa di quasi 30 anni fa, il DPR 309/90, che porta inevitabilmente ad “inseguire” il fenomeno senza mai poterlo raggiungere. Un sistema che disconosce il concetto moderno di “salute” e rimane invece ancorato a quello ampiamente superato di “malattia”, che impone interventi misurabili in termini meramente prestazionali ed economicistici, che pone al centro il “problema” invece che la “persona””.

Per Squillaci si pone così il problema, non più rinviabile, di un intervento politico capace di adeguare il sistema dei servizi alla mutata scena dei consumi e dei consumatori. La revisione della normativa quadro dovrebbe mirare a queste priorità: –La ricostituzione del fondo nazionale Lotta alla Droga; -“Un sistema procedurale che renda automatica e universale per i soggetti con dipendenza sottoposti a processo, già nella fase dibattimentale, la possibilità di accedere a percorsi di recupero qualora la pena editale massima possibile per il reato ascritto sia inferiore ai limiti previsti per l’accesso alle misure alternative”; -La creazione di un fondo per le politiche di reinserimento lavorativo; -La convocazione della Conferenza Nazionale anti-droga; -La nomina di un sottosegretario con la specifica delega alle politiche antidroga; -Politiche di prevenzione organiche e strutturali, con finanziamenti stabili, che consentano percorsi educativi continuativi e coinvolgano il territorio e il mondo della scuola.

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