HIV : UNA DIAGNOSI SU 5 RIGUARDA GLI OVER 50

data di pubblicazione:

19 Settembre 2017

ICAR 2017Sono raddoppiati i casi di sifilide, in aumento anche gonorrea e epatite. Sia giovani che adulti conoscono poco queste infezioni e non sanno come proteggersi, facendo troppa confusione tra i vari contraccettivi. Di questo e di tutte le ultime novità della ricerca se n’è parlato alla IX edizione di Icar, l’Italian Conference on AIDS and Antiviral Research, all’Università di Siena.

Giovani e adulti fanno ancora confusione tra i concetto di difesa dalle infezioni sessualmente trasmesse e quello di contraccezione. La pillola viene addirittura considerata, da alcuni adolescenti, uno scudo nei confronti delle malattie infettive. Mentre il preservativo, quando utilizzato, spesso è impiegato solo nella fase finale del rapporto. I dati specifici e scientifici sulla questione sono pochi, ma è sempre più chiaro che l’Hiv non riguarda una categoria specifica. Si tratta, invece, di un’infezione indipendente dall’orientamento sessuale e, anche, dall’età.

Il Congresso
Durante la nona edizione di Icar (Italian Conference on AIDS and Antiviral Research),  svoltosi  dal 12 al 14 giugno 2017 a Siena, l’obiettivo, in continuità con le passate edizioni, era presentare e discutere le novità in tema di ricerca, prevenzione, diagnosi e cura delle infezioni da Hiv e da virus dell’epatite.

Graduatoria del rischio
Esiste un gradiente di rischio ben definito per la trasmissione di Hiv nei rapporti non protetti, in relazione alla modalità del rapporto. “I rapporti a maggior rischio – ha detto Andrea De Luca – sono quelli anali recettivi, seguiti dai rapporti vaginali recettivi, quindi quelli anali insertivi, vaginali insertivi ed infine i rapporti orali recettivi. Ho deliberatamente omesso il genere maschile o femminile e ho voluto focalizzare sulla modalità del rapporto che può in parte prescindere dal genere. Questo gradiente e l’entità del rischio può inoltre variare sensibilmente in relazione al contesto in cui il rapporto si svolge: è ovviamente più elevato se avviene nell’ambito di popolazioni ad alto rischio come in alcune grandi metropoli europee o in paesi dell’Africa Sub-sahariana ad elevata endemia”.

Infezioni in aumento
“Quando i rapporti non sono adeguatamente protetti dal preservativo – ha continuato De Luca, Direttore Malattie Infettive Università di Siena – l’incidenza di tutte le infezioni sessualmente trasmesse aumenta. In Italia, negli ultimi anni, abbiamo osservato un raddoppiamento di casi di sifilide, ma sono in aumento anche episodi di gonorrea e di epatiti A e C. Per questo stesso motivo i nuovi casi di infezione da HIV non diminuiscono come potrebbero”.

L’Hiv non ha età
Assieme all’allungamento della vita media, anche la vita sessualmente attiva si è oggi prolungata. Ciò è dipeso dal miglioramento della salute e dai cambiamenti di stile di vita nonché in parte anche dalla disponibilità di “aiuti” farmacologici. Il rischio principale è certamente associato al numero dei partner sessuali, tuttavia si registrano anche infezioni contratte mediante rapporti avvenuti con il partner stabile che non era a conoscenza di avere l’infezione.

Oggi si registra un incremento di nuove diagnosi di infezione da HIV in soggetti con più di 50 anni di età – ha aggiunto De Luca – che rappresentano circa il 20% delle nuove diagnosi nei centri clinici ed appartengono ad entrambi i sessi. Fino a 5 anni fa, invece, rappresentavano soltanto il 14% (fonti. Coorte ICONA e ISS-CoA). Un appunto importante: in oltre un caso su due la malattia è stata riscontrata in una fase molto avanzata. Per quanto riguarda gli uomini che fanno sesso con uomini, si è passati da 120 a 190 nuove diagnosi di HIV nell’ultimo quinquennio”.

Epatiti in aumento
Si sono registrati in Italia, nell’ultimo anno, molti casi di epatite A trasmessa mediante rapporti orali o anali, e diversi studi epidemiologici e scientifici spiegano che è in corso un focolaio epidemico in molti paesi europei. Si ricorda che per l’epatite A esiste un vaccino altamente efficace e molto ben tollerato. Questi focolai sottolineano l’importanza di vaccinare le popolazioni a maggior rischio. Per l’epatite B invece, non si registrano al momento incrementi.

“Per quanto riguarda l’epatite B – ha concluso De Luca – un ruolo importante lo ha giocato il vaccino, che ha ridotto drasticamente l’incidenza e la diffusione del virus nel nostro paese. I nati prima del 1980 non sono però stati vaccinati sistematicamente in età pediatrica e, se a rischio, devono esser vaccinati. Per quanto riguarda l’HCV, la prevenzione avviene attraverso la protezione dei rapporti sessuali ed evitando la condivisione delle siringhe tra soggetti farmacodipendenti per via iniettiva. L’eradicazione del virus dell’epatite C tra i pazienti infetti, oggi possibile grazie alla nuove terapie, dovrebbe ulteriormente ridurre la circolazione del virus”.

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