LE POLITICHE SULLE DROGHE NEI CONTESTI URBANI

data di pubblicazione:

27 Aprile 2017

alcoltestSusanna Ronconi, in un articolo pubblicato su Fuoriluogo, commenta la Dichiarazione di Varsavia del 2016 sul ruolo delle città nella politica delle droghe e di riduzione del danno. Per Ronconi, le città sono contesti fondamentali in materia di politiche sulle droghe, in quanto luoghi complessi e multiformi dove i consumi di sostanze si confrontano concretamente con i cambiamenti degli stili di vita e i bisogni della popolazione. Scrive Ronconi: “La città è il luogo dove le politiche sulle droghe non possono permettersi la retorica, dove il governo del fenomeno si misura con cambiamenti, problemi e bisogni, e si mette alla prova la capacità delle istituzioni locali di gestirli. Non è un caso che fin dagli anni ottanta, in Europa, sono le città ad aver innovato le politiche: lì è nata la riduzione del danno, perché in essa molti  sindaci hanno trovato una politica di mediazione sociale e di salute pubblica, ben più capace dell’approccio law&order di tenere basso l’impatto di rischi e danni correlati. È questa consapevolezza che porta ciclicamente società civile e municipalità europee a promuovere il ruolo delle città e a farlo “dal basso”, con taglio pragmatico: 1990, Conferenza di Francoforte, prima formale adozione della Rdd come approccio delle città; 1990-2000, network European Cities on Drug Policy; 2005- 2011, Democracy, Cities and Drugs; 2010-2017 European Urban Drug Policies, con le Dichiarazioni di Praga nel 2010 e di Varsavia nel 2016.

Gli esempi concreti di città come Francoforte, Zurigo, Lisbona, Amsterdam e Vancouver forniscono tutte le evidenze necessarie. E l’Italia? Nel 2005 il Forum Sicurezza Urbana (Fisu), commissionò uno studio sulle strategie delle città europee, curato da chi scrive, in cui di queste evidenze si rendeva conto. È rimasto in un cassetto. L’assenza delle nostre città da questo confronto, già dal 1990 e più ancora oggi, è eclatante. E anche la loro delega a  politiche nazionali che poco sembrano sapere di come vanno davvero le cose e continuano nella logica securitaria,  che i problemi li crea invece che gestirli”.

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