IL DIBATTITO ALCOLOGICO IN ITALIA: SOGLIE DI RISCHIO ED ETA' LEGALE AL BERE

data di pubblicazione:

23 Gennaio 2017

alcol adolescentiUn importante documento firmato da una cinquantina di medici, ricercatori ed esperti in alcologia, affronta in modo diretto alcuni temi centrali e critici dell’attuale dibattito alcologico in Italia. In particolare, il documento si sofferma su questioni controverse del dibattito alcologico quali le soglie di rischio del consumo di alcol per la salute e la proposta di innalzare l’età legale per il consumo di alcol da 18 a 25 anni Da più parti sono arrivate sollecitazioni per ritardare l’età in cui iniziare i consumi alcolici, sulla base della tesi che l’etanolo abbia la capacità di alterare la plasticità cerebrale dell’individuo, arrecando danni neurologici. Tuttavia, il documento ritiene che tale posizione sottovaluti il ruolo e l’influenza degli elementi che fanno da sfondo ai consumi individuali di alcol, in particolare gli stili di vita, agendo in senso protettivo sugli eccessi e sull’abuso. Un secondo tema critico affrontato riguarda la questione delle soglie accettabili di consumo di alcol, che da alcune parti si ritiene non esista, ovvero che ogni consumo di alcol determini un rischio. I firmatari del documento ribadiscono, al contrario, la validità della posizione assunta in prevalenza dalla comunità scientifica, che quantifica la soglia entro cui è possibile bere con rischio minimo in due unità alcoliche al giorno per i maschi ed una per le femmine. Le motivazioni di tale posizione sono varie, dal considerare nei comportamenti individuali di consumo alcologici la dimensione sociale della salute e del bere, alle specificità del modello mediterraneo del bere, all’importanza delle pratiche di auto-regolazione. Come scritto nel documento, ciò implica che “Orientare le scelte di salute pubblica verso un obiettivo di eliminazione completa del rischio o di totale assenza di malattia senza considerare la dimensione sociale della salute, significa perciò affrontare solo parzialmente il problema e rinunciare ad una considerazione dell’uomo come animale sociale ma solo “come somma grossolana dei suoi organi”.

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