TRUMP E LA CANNABIS: COSA SUCCEDERA' DOPO I REFERENDUM?

data di pubblicazione:

23 Novembre 2016

cannabis usaMarco Perduca, in un articolo pubblicato su Fuoriluogo, analizza i risultati dei referendum sulla cannabis e i possibili scenari che l’elezione di Donald Trump apre rispetto alle politiche sulla droga. Elemento centrale dei referendum è che ora nell’intera West Coast statunitense la cannabis è legalizzata, mentre in metà degli Stati USA è consentito l’uso terapeutica della sostanza. Inoltre, nei due principali stati confinanti con gli USA -Messico e Canada- sono attesi, nel 2017,  importanti cambiamenti legislativi sulla cannabis, verso la sua depenalizzazione o legalizzazione. Dal punto di vista  simbolico si tratta di un’enorme novità, che dovrà però fare i conti con la nuova amministrazione federale USA, interamente governata dal partito repubblicano, che ha una lunga tradizione proibizionista in materia di leggi anti-droga. Giustamente Perduca si domanda quanto ciò influenzerà Trump, che nel passato si era dichiarato a favore della cannabis per usi terapeutici: “Da “buon” repubblicano ritiene che il governo federale non debba immischiarsi nelle scelte degli stati, ma da “neo” affiliato a quel partito, per non alienarsi il Congresso, dovrà ricorrere a politici e amministratori, come Rudi Giuliani e Chris Christie, noti per la loro predilezione verso politiche di “legge e ordine” e che nel loro “conservatorismo compassionevole” hanno sempre preferito il pugno di ferro all’approccio socio-sanitario. Il vice Mike Pence è invece un noto reazionario da sempre totalmente contrario anche all’uso terapeutico della marijuana. Trump presto annuncerà i primi nomi del suo esecutivo, l‘attorney general sarà centrale su questa questione sia per quanto riguarda la regolamentazione sia per le priorità di politica giudiziaria e penitenziaria per i prossimi quattro anni.”

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