L'AMMINISTRAZIONE OBAMA DI FRONTE ALLA CANNABIS

data di pubblicazione:

24 Agosto 2016

imagesUn editoriale del New York Times, tradotto sul sito di ADUC, riepiloga, a pochi mesi dall’elezione del nuovo presidente, le controversie che, dal punto di vista giuridico, la presidenza Obama sta lasciando alla nuova amministrazione sulle politiche antidroga federali. Un’eredità degli otto anni di presidenza Obama giudicata positivamente dall’editoriale è stata la scelta di lasciare legiferare i singoli Stati in merito alla cannabis terapeutica e alle politiche di legalizzazione. Così, negli ultimi anni, numerosi Stati hanno, attraverso referendum, aperto importanti brecce nell’impianto proibizionista che continua, sul piano federale, a definire lo statuto della cannabis. “L’Alaska, il Colorado, l’Oregon, lo Stato di Washington e il Distretto di Columbia (dove ha sede la capitale Washington) hanno legalizzato l’uso ricreativo, e 25 Stati e il Distretto di Columbia e Puerto Rico hanno legalizzato la cannabis terapeutica. I residenti di almeno cinque Stati – Arizona, California, Maine, Massachusetts e Nevada – saranno chiamati a voltare sulla legalizzazione dell’uso ricreativo della marijuana a novembre. E i residenti dell’Arkansas e della Florida voteranno sull’uso terapeutico della cannabis.” L’elemento negativo dell’eredità di Obama riguarda invece il forte peso politico che la DEA (Drug Enforcement Administration) mantiene rispetto alle scelte di fondo sulle droghe. Ciò ha determinato, ad esempio, forti limiti nella libertà di ricerca scientifica sugli effetti della cannabis, a causa del rifiuto della DEA di modificare la classificazione della cannabis dalla tabella 1 delle sostanze vietate. “Negli anni, il Congresso e i ministri della Giustizia hanno delegato ogni decisione alla DEA, che fa parte di quel ministero di Giustizia cui spetta il compito di reprimere in base alla normativa federale antidroga. La DEA ha così acquisito un esteso controllo sulle politiche antidroga. Ad esempio, decide chi può e non può coltivare marijuana per scopi scientifici e quali studiosi possono o meno studiarla. Si è opposta vigorosamente ad ogni sforzo da parte di scienziati, rappresentanti degli Stati e legislatori federali di riclassificare la cannabis, rigettando o rifiutandosi di riconoscere le evidenze scientifiche secondo cui la marijuana è meno pericolosa di quanto previsto dalla legge”.

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