IL DIBATTITO IN PARLAMENTO SULLA LEGGE SULLA CANNABIS: TRE PARERI FAVOREVOLI

data di pubblicazione:

4 Agosto 2016

parlamentoProseguendo con l’esame delle posizioni espresse durante il dibattito alla Camera dei Deputati dello scorso 25 luglio sulla legge sulla cannabis, si riporta di seguito il parere favorevole al provvedimento di tre deputati, cominciando con il relatore della proposta di legge, on. Farina (Sinistra Italiana). “Questa discussione ha qualcosa di storico, tra la parentesi della piccola storia, per la prima volta approda in un’Aula parlamentare una proposta di legalizzazione meno restrittiva della legislazione vigente. Ho sentito usare il termine «liberalizzazione», ma nel testo non c’è nulla di tutto questo. La proposta prova a contemperare una riforma parziale del Testo unico sugli stupefacenti n. 309 del 1990, peraltro già ampiamente taglieggiato dalla Corte Costituzionale in supplenza della politica, con norme utili a garantire un reale accesso ai farmaci e ai preparati a base di cannabis per i cittadini, diritto oggi di fatto negato nonostante undici regioni abbiano legiferato in materia. Il tutto sotto regolazione dello Stato e del suo monopolio, seppure attenuato dalla liceità della coltivazione per uso personale, anche associata. Questo monopolio risulta più stringente di quello oggi in atto per i tabacchi lavorati (…) È la miglior legge possibile ? Certamente no ! È sulla strada giusta (mi fermo qui). Esiste ormai un piano inclinato che sempre più orienterà le politiche globali, i trattati, le legislazioni nazionali. Il mondo, colleghi, va veloce; d’altro canto, i decenni passati hanno avuto costi sociali, umani ed economici spaventosi, senza peraltro conseguire – ribadisco – alcun risultato, anzi peggiorando la situazione ad ogni giro di vite. Dunque, bisogna cambiare. Di fronte a questa stringente necessità è stato posto un muro fatto di 1.700 fra emendamenti e articoli aggiuntivi; la metà di questi reca soltanto la parola «sopprimere», ovvero conservare il presente. Ma l’oggi è fatto di spaccio e criminalità in ogni nostro quartiere; è fatto di clandestinità e degrado; è fatto di insicurezza e di tante risorse repressivamente gettate in una guerra inefficace e senza speranze. Qui ci hanno portato gli alfieri del no. Occorre cambiare le regole di questa partita truccata.
Risorse: proviamo a immaginare che quei 10 miliardi di euro l’anno, di cui oggi si appropria il crimine organizzato, possano essere utilizzati dallo Stato per il reddito, la scuola, la messa in sicurezza del territorio e, sulle droghe, per politiche di informazione e prevenzione, di riduzione del danno e del rischio, perché chi grida per salvare i nostri giovani sono anni che non finanzia neppure quel Fondo nazionale che pure egli stesso ha istituito con la legge del 2006.”

Di seguito l’on. Pini (Partito Democratico): “Quindi, la domanda che mi pongo è molto semplice: per quale motivo nel nostro Paese non riusciamo a parlare della legalizzazione della cannabis senza creare uno scontro di civiltà ? Ammetto che per quel che mi riguarda questa è una domanda che non ha una risposta, un mistero. Però, immagino che sia dovuto a un fattore culturale: alla visione della cannabis come una sostanza sovversiva, ai mitici anni Sessanta (non lo so). Ma quando undici regioni emanano una regolamentazione sull’uso della cannabis terapeutica e quando il 14,5 per cento dei cittadini tra i 15 e i 65 anni dichiara di aver fatto uso di cannabis nell’ultimo anno, possiamo ancora permetterci di ignorare questo fenomeno e di posticipare la discussione ? Io credo di no. Ma quel 14,5 per cento di cittadini come si è procurato quella sostanza ? Tramite il vasto e capillare mercato e monopolio delle mafie nel nostro Paese. Ci possiamo, quindi, concedere il lusso, come parlamentari e come legislatori, di ignorare ancora questo fenomeno e questi dati oppure di continuare a trattarlo in questo modo ? Io non credo; non lo credo io e non lo crede la Direzione nazionale antimafia e anche le Nazioni Unite non credono che sia più il caso di trattarlo solo in modo proibizionista.
Ed è per questo che da anni, insieme ai giovani democratici ma non solo, ci battiamo per un dibattito serio e completo sulla legalizzazione della cannabis e per un monopolio di Stato che tuteli sia i consumatori che i produttori che la fiscalità in generale dello Stato”.

Per concludere, l’on. Ferraresi (Movimento 5 Stelle): “Dunque, perché voler negare la regolamentazione di una sostanza che non è letale, di una sostanza che è molto meno pericolosa di alcol e tabacco ? Mi aspetto che tutte quelle persone, in primis la Ministra Lorenzin, che sono contro questa proposta, il giorno dopo averla votata, depositeranno una proposta di legge per vietare l’alcol o il tabacco nel nostro Paese. Me lo aspetto per coerenza: infatti se diciamo che sono molto più pericolose, non si vede perché una sostanza, che è meno pericolosa rimanga vietata e crei ulteriori problemi al nostro Paese e una sostanza che, invece, è legale non viene vietata anche se è più pericolosa. Non è facile ovviamente spiegarlo, non è facile perché l’ideologia e il pregiudizio che in tutti questi anni c’è stato, unito alla mancanza di informazione che molto probabilmente adesso c’è in misura minore, si  contrappone al buonsenso di leggere una proposta di merito e di considerare che il mercato della cannabis è già libero perché tutti nel nostro Paese, soprattutto in Italia dove il consumo è altissimo, possono accedere a questa sostanza indiscriminatamente. Lo possono fare senza controllo dello Stato, lo possono fare senza adeguata informazione e lo possono fare soprattutto perché in questo Paese non si è fatto nulla in termini di repressione e di contrasto nonché di informazione, di riduzione del danno”.

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