Lo scorso 25 luglio alla Camera dei Deputati è stata discussa la proposta di legge “Disposizioni in materia di legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati (A.C. 3235)”. Il sito di Fuoriluogo rende disponibili sia il video della seduta sia il resoconto completo degli interventi, di cui si opera di seguito una sintesi, a partire da alcuni pareri contrari al provvedimento.
Iniziando la sintesi della discussione dai deputati contrari, l’on. Miotto (Partito Democratico) argomenta che: “Dicevo che l’ampio consumo di cannabis rappresenta un problema e, se ci poniamo l’obiettivo di ridurlo, è bene confrontarci sulle strategie sin qui messe in campo, evitando quella che io ritengo sia una semplificazione, allorché si attribuisce all’approccio proibizionista il mancato raggiungimento dell’obiettivo. Penso che fallisce ogni strategia solo repressiva se non è integrata da misure di prevenzione e di riduzione del danno. Dobbiamo riconoscere che nel nostro Paese da troppo tempo non si investe più sulla prevenzione, e purtroppo ne paghiamo ora le conseguenze.
Se stanno così le cose, la legalizzazione potrebbe rappresentare una risposta tale da costituire un deterrente al consumo della cannabis ? Gli esponenti delle comunità terapeutiche intervenuti in audizione hanno parlato di resa dello Stato; a molti appare invece un incentivo, perché, liberati dallo stigma legato ad una problematica accettazione sociale, i consumatori di droga potrebbero ritenere di non doversi interrogare sulla riduzione del consumo. Ed ancora, la strategia universalmente condivisa per contrastare la diffusione delle droghe riguarda innanzitutto la riduzione della domanda. Poiché il consumo personale e la detenzione di sostanza per uso personale sono stati depenalizzati, come nella maggior parte degli Stati, la legalizzazione riguarderebbe il commercio e la produzione; allora, quali effetti avrebbe sui consumi ? Nessun disincentivo, anzi il rischio è opposto.”
Anche l’on. Binetti (Nuovo Centro Destra) esprime parere negativo: “Penso che uno Stato democratico non si possa permettere il lusso di liberalizzare ciò che provoca danni alla salute dei cittadini, lo ha detto il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, da trent’anni magistrato e in prima fila nella lotta alla ’ndrangheta calabrese, che non usa giri di parole per esprime la sua totale contrarietà all’ipotesi di una legalizzazione delle droghe leggere (…) Uno Stato democratico si deve occupare della salute e della libertà dei suoi cittadini; noi sappiamo invece che qualsiasi forma di dipendenza genera malattie, in particolare psichiche, ma genera anche ricatto. Non possiamo liberalizzare ciò che fa male.
In conclusione – veramente, concludo – nella legalizzazione della cannabis ci sono sostanzialmente obiettivi che si potrebbero voler perseguire ma che sono in flagrante contraddizione tra di loro, penso per esempio alla tassazione sul vizio, come è stata chiamata anche pochi minuti fa dalla collega Miotto, penso al risparmio sui costi di repressione, nel momento in cui con la legalizzazione decidiamo di lasciar correre, ma penso soprattutto al problema fondamentale che è quello della tutela delle persone. L’unico vero obiettivo della legge deve essere la tutela e la protezione dei consumatori prima che divengano tali, si può affrontare il tema della cannabis in rapporto agli effetti negativi che indubbiamente provoca per la salute ma credo che il tema della cannabis vada ricondotto nella più complessa dinamica del rapporto tra autonomia e dipendenza, tra libertà e responsabilità. La cannabis crea dipendenza e le moderne tecniche di estrazione e di lavorazione, aumentando la concentrazione del principio attivo, aumentano anche la dipendenza, riducono il livello di autonomia e di libertà del soggetto, lo sottopongono a una serie di comportamenti per i quali, riducendo il suo grado di autonomia, si riduce anche il livello di responsabilità.”
Infine, sempre a rappresentare la posizione dei contrari al provvedimento, l’on. Sarri (Forza Italia): “Ma, soprattutto, se anche si dovesse andare nella direzione delineata nel disegno di legge, cioè quella di demandare al monopolio la produzione e il controllo, quindi la distribuzione, anche di questo tipo di sostanze, non si creerebbe un’alternativa, per così dire, attrattiva al mercato illecito, perché, citando un esperimento che è stato condotto nelle serre di Modena, un grammo di marijuana o, comunque, di droghe leggere prodotto in forma sperimentale in queste serre, naturalmente con l’osservanza di tutte le disposizioni di legge che qualsiasi tipo di produzione richiede (…) porterebbe ad un valore di mercato di un grammo di sostanza pari a 12 euro, che è esattamente il triplo di quello che costa, viceversa, al mercato nero.
Dunque, una comparazione che rende sicuramente più forte e più attrattiva la proposta del mercato illecito, del mercato di provenienza illecita, e dunque l’inefficacia, da questo punto di vista, dei vantaggi che, viceversa, vengono prospettati qualora la produzione e la distribuzione venisse direttamente controllata dallo Stato.”