AUMENTANO LE DISUGUAGLIANZE DI SALUTE IN ITALIA

data di pubblicazione:

26 Aprile 2016

UOMO FARMACOL’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, che ha lo scopo di monitorare, secondo criteri di scientificità, l’impatto dei determinanti organizzativi e gestionali su cui si fondano attualmente i Sistemi Sanitari Regionali e di trasferire i risultati della ricerca ai responsabili regionali, aziendali e alla comunità scientifica nazionale ed internazionale, pubblica ogni anno un rapporto. Nel voluminoso rapporto 2015, esito del lavoro di 150 ricercatori, emergono, come riporta il quotidiano La Repubblica, dati preoccupanti rispetto all’aumento di disuguaglianze nelle condizioni di salute dei cittadini fra regioni italiane. Fra i dati più sorprendenti, colpisce quello sull’aspettativa di vita nella popolazione generale: se nel 2015 la speranza di vita di vita alla nascita era di 80,1 anni per gli uomini e di 84,7 per le donne, nel 2014  era più alta80,3 per gli uomini e 85,0 per le donne. A sorprendere in negativo nel rapporto è anche la constatazione che l’Italia destina una percentuale della spesa sanitaria fra le più basse in Europa per le attività di prevenzione, gap che si riflette nell’aumento di tumori evitabili, soprattutto mammella e polmone per le donne e colon retto per gli uomini. Afferma Alessandro Solipaca, segretario scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane: “Ma quello che più colpisce del rapporto è il consolidamento delle diseguaglianze: abbiamo divari territoriali sempre più consistenti e le regioni del Sud, che hanno i finanziamenti pro capite più bassi per la spesa sanitaria, sono quelle che invece stanno peggio, in termini di mortalità e di speranza di vita, e dovrebbero avere più stanziamenti“.

Si segnala inoltre il fatto che, secondo il rapporto dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, il numero di persone con problemi di sovrappeso e di obesità: nel periodo 2001-2014 le persone in sovrappeso sono passate dal 33,9 al 36,2 per cento, gli obesi dall’8,5 al 10,2 per cento. Tendenze invece positive si riscontrano rispetto al costante calo di fumatori: nel 2010 fumava il 22,8%; nel 2011 il 22,3%; nel 2012 il 21,9%, nel 2013 il 20,9%. In generale, l’elemento di fondo principale consegnato dal rapporto è che, invece di diminuire, le differenze fra Nord e Sud rispetto ai principali indicatori di salute nella popolazione stanno aumentando. Per Walter Ricciardi, direttore dell’Osservatorio, “Oggi i cittadini di Campania e Sicilia hanno un’aspettativa di quattro anni in meno di vita rispetto a chi vive nelle Marche o in Trentino. Abbiamo perso in 15 anni i vantaggi acquisiti in quaranta. E se è vero che l’Italia ha uno dei migliori sistemi sanitari al mondo, questo vale però solo per una minoranza di italiani”.

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