"RISCHIO E DESIDERIO": DROGHE, GIOVANI E DISCOTECHE

data di pubblicazione:

5 Marzo 2016

PAGODALa morte avvenuta nello scorso agosto, per probabile overdose, di un sedicenne presso la celebre discoteca “Cocoricò” di Rimini, ha riportato brevemente in auge il tema delle droghe, della cultura del piacere e degli stili di vita giovanili connessi alle discoteche. Il libro in uscita a cura di Pierfrancesco Pacoda, “Rischio e desiderio”, si inserisce criticamente in questo dibattito, provando a  ricostruire le origini, gli sviluppi e lo sfondo sociologico e culturale della scena dei club. Pierfrancesco Pacoda, giornalista e saggista, è considerato tra i più competenti studiosi italiani degli stili di vita e delle culture giovanili, in riferimento soprattutto ai linguaggi musicali. E’ autore di pubblicazioni importanti sulla scena rap italiana quali  “Potere alla Parola” e “Hip hop italiano”, e sul mondo della notte e delle discoteche, con “Sulle rotte del rave” e “Riviera Club Culture”. Nel suo nuovo libro “Rischio e Desiderio”, Pacoda ha coordinato una serie di studiosi, scrittori e operatori per una riflessione seria su giovani, droghe, eccessi e divieti nel mondo della notte.

In un’intervista dedicata a “Rischio e desiderio”, Pacoda affronta alcuni dei temi sviluppati nel libro, di cui si riportano alcuni stralci: “Quali sono i rischi e i desideri insiti nella club culture?
Rischio e desiderio sono due aspetti della notte strettamente legati tra loro. Non può esserci desiderio senza rischio: è una normale condizione giovanile e non è certo solo parte della club culture. Viaggiare nella notte vuol dire cercare il piacere, e il rischio è una componente del piacere. Ha un fascino al quale è difficile resistere. Dalla tua indagine sei riuscito a trovare una soluzione alla questione “droga e discoteca”?
Una soluzione no, io faccio il giornalista, mi piace raccontare, non sono bravo a trovare soluzioni. Certo, frequentando e conoscendo questo mondo, ci sono delle osservazione che posso fare. Non penso che la repressione serva a qualcosa. Chiudere un club sposta solo il problema di qualche chilometro. L’unica via possibile è la prevenzione e l’informazione. Senza moralismi. Bisogna promuovere la cultura della riduzione del danno, far sapere ai ragazzi cosa ingeriscono quando prendono quelle sostanze, i rischi che corrono. E questo sarà possibile, e già inizia ad accadere, attraverso un’opera di sensibilizzazione dei club, dei gestori, dei dj. Che devono avere un ruolo forte, collaborando con le istituzioni, a iniziare dalla scuola.”

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