IL CIOCCOLATO: UN CIBO O UNA DROGA?

data di pubblicazione:

5 Febbraio 2016

MDD dic 2015.pgLa dipendenza dal cioccolato è definita in inglese chocoholism, un neologismo originato dai termini chocolate e alcoholism.
Colui che è dipendente da cioccolato è definito “cioccolista” e vive una condizione simile ad una tossicodipendenza con stati di irritazione, di ansia e di malessere che subentrano quando il cioccolato viene a mancare e, soprattutto, il pensiero fisso, intrusivo, del cioccolato che disturba altri pensieri e comportamenti.
Il cioccolismo risulta essere un pensiero di dimensioni sorprendentemente ampie nei Paesi Occidentali. Il 40% della popolazione femminile e il 15% di quella maschile dichiara di provare per il cioccolato un desiderio sovente irrefrenabile, incontrollabile (per il quale la letteratura scientifica utilizza il termine craving, lo stesso usato per descrivere la compulsione per le sostanze d’abuso).
Le caratteristiche della dipendenza dal cioccolato possiedono numerose somiglianze con quelle della dipendenza dalle altre sostanze d’abuso. Ad esempio: a) l’incapacità di resistere al desiderio di assumere la sostanza, sia essa droga per il tossicodipendente o il cioccolato per il cioccolista; b) il consumo di cioccolato avviene di sovente di nascosto, accompagnato da una iniziale sensazione di soddisfazione e benessere, seguita da sensi di colpa e di inadeguatezza per via della propria capacità di controllarsi; c) la compulsione verso il cioccolato porta ad un consumo incontrollabile, nonostante siano ben note le conseguenze negative di tale eccesso; d) tale compulsione condiziona pesantemente i pensieri e la vita del cioccolista; e) dopo un tentativo di astenersi, si manifestano gli episodi di ricaduta, in occasione dei quali il cioccolista assume quantità di cioccolato ben superiori a quelle che assumeva prima del tentativo di smettere e che provocano indigestione (overdose); f) in assenza di cioccolato, il cioccolista prova sensazioni di malessere.

Sul consumo di cioccolato e il conseguente craving in assenza di consumo, sono state formulate alcune ipotesi tra cui il tentativo di compensare un insufficiente apporto di alcuni principi nutritivi. Ad esempio, il cioccolato contiene quantità elevate di magnesio, mentre bassi livelli di magnesio apparentemente contribuiscono alla sintomatologia della sindrome premestruale. E’ pertanto possibile che il deficit di magnesio associato alla sindrome premestruale possa essere all’origine dell’aumento di craving per il cioccolato descritto da molte donne.
Riguardo al possibile effetto sostitutivo del cioccolato per alcune sostanze d’abuso, un recente studio sperimentale ha dimostrato come questa sostituzione si manifesti per l’alcol: la presentazione di una bottiglia contenente una bevanda al cioccolato, determinava una immediata e pressochè completa soppressione del consumo di alcol, presumibilmente come conseguenza di una sostituzione delle proprietà gratificanti dell’alcol con quelle del cioccolato, in ratti selezionati geneticamente da trentasette generazioni come forti consumatori di alcol.
In accordo con i risultati di questo esperimento, uno studio clinico dimostrò che, all’interno di una popolazione di pazienti alcolisti, coloro che consumavano cioccolato e altri cibi dolci rimanevano sobri per tempi più lunghi rispetto a coloro nella cui dieta il cioccolato era invece assente.

Il cioccolato: un cibo o una droga?
Gian Luigi Gessa
MMD – Medicina delle Dipendenze Italian Journal of the Addicition
Anno V – n. 20 Dicembre 2015, pag.35-37

La rivista è disponibile c/o Cesda

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