IL CARTELLO: IL ROMANZO DEFINITIVO SUL MONDO DEI NARCOS

data di pubblicazione:

26 Gennaio 2016

il-cartello-don-winslow-recensione-sugarpulpLo scrittore nord-americano Don Winslow è considerato fra i maggiori narratori contemporanei. La fama di Don Winslow è legata soprattutto a un’opera, tradotta in italiano nel 2009, intitolata “Il potere del cane”, che racconta in modo magistrale e storicamente molto accurato l’affermazione del narcotraffico in Messico. Con la sua ultima produzione, intitolata nella traduzione italiana “Il cartello”, uscita nel dicembre scorso, Don Winslow arriva ai giorni nostri, proseguendo la sua analisi sull’ascesa delle grandi organizzazioni messicane dedite alla produzione e allo spaccio internazionale di droghe. Ciò che ha fatto definire molti critici come  capolavori queste due opere è soprattutto il ricchissimo lavoro di analisi e di documentazione condotto dallo scrittore che, pur adottando la forma letteraria del noir e del poliziesco, approfondisce con taglio assai realistico la situazione sociale e politica che ha portato il Messico in una condizione di guerra civile permanente, costata finora più di 100.000 morti e di 20.000 sequestri. Le due opere di Don Winslow, incrociando nella forma e nel contenuto fiction e saggio storico-politico, sono perciò accostabili alla ricerca di Roberto Saviano. “Il cartello” è stato addirittura paragonato, per la profondità  di analisi e di scavo della realtà concreta del fenomeno narcotraffico e dei personaggi, al celebre “Guerra e pace” di Tolstoj.

Una recente intervista di Giacomo Brunoro a Don Winslow consente di cogliere alcuni elementi di forza di questa saga contemporanea dedicata allo spietato mondo del narcotraffico.

Credo che The Cartel ti sia costato molto anche in termini di ricerca e di documentazione, giusto?

Assolutamente. Il primo passo è stato archiviare quello che era accaduto: ho analizzato ogni singolo giorno della guerra alla droga per un periodo di 12 anni, mi sono appuntato ogni singola news, creando così una cronologia di più di 150 pagine. Poi ho cercato di trovare degli schemi e dei percorsi che potessero dare un senso a tutti i titoli di quelle notizie. Dopo di che ho selezionato circa 20 eventi principali e li ho analizzati in maniera specifica.

Ho letto moltissimo, ho parlato con tantissime persone. Si tratta di un processo che è durato anni. Per quanto riguarda gli anni che ho raccontato in The Cartel, il fatto strano è che si poteva seguire ogni evento sui social media. I criminali hanno provato a nascondere le loro azioni, ma i cartelli se ne vantavano su internet, come mezzo intimidatorio, di propaganda e, purtroppo, anche di reclutamento.

Com’è stato tornare ad immergerti nel mondo della droga 10 anni dopo Il Potere del Cane, hai trovato una situazione diversa?

Sì una situazione infinitamente peggiore, è una cosa davvero inimmaginabile. Il livello di violenza e di militarizzazione della guerra alla droga si è ulteriormente sviluppato rispetto al periodo raccontato in Dog. Sono state uccise più di 100.000 persone – 22.000 sono scomparse – rendendo questa guerra uno dei più sanguinosi conflitti dell’emisfero occidentale dai tempi della Guerra Civile Americana.

Il livello di brutalità – il sadismo, le torture, gli smembramenti – è diventato terribile, angoscioso. Inoltre il conflitto si è moltiplicato su molti più fronti, si è ramificato in tutto il paese, con i cartelli che combattono l’uno contro l’altro, la polizia federale che combatte contro la polizia locale, l’esercito che combatte i cartelli e la polizia che si allea con i cartelli.

Un’enorme differenza è che il governo messicano ha inviato l’esercito, ormai si tratta dichiaratamente e ufficialmente di una “guerra” alla droga. Inoltre in questo ultimo periodo i cartelli hanno dato vita ai loro eserciti privati formati da veterani della forze speciali, con un inasprimento ulteriore della violenza. Spesso perciò ci sono ex forze speciali che combattono contro le attuali forze speciali”.

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