EROINA, GUERRA CIVILE E NARCOTRAFFICO IN MESSICO

data di pubblicazione:

20 Gennaio 2016

imagesLa scorsa settimana in Messico è stato catturato, dopo la sua seconda evasione da un carcere di massima sicurezza, El Chapo, lo storico leader del più importante cartello della droga messicano. La notizia, che ha destato molto scalpore, rinforza nell’immaginario collettivo il ruolo del narcotraffico come forza determinante nel paese centro-americano. Un lungo reportage di Francesco Lorusso, ospitato sulla rivista online Carmilla, permette di comprendere interessanti e inediti particolari sull’ininterrotta guerra civile travestita da guerra alla droga che insanguina da più di un decennio il Messico, e che vede coinvolti a diversi livelli lo Stato messicano, le forze di polizia, gli USA, i cartelli della droga e la popolazione civile. Lorusso, autore di rilevanti pubblicazioni sulla questione del narco-traffico, ricostruisce in modo accurato alcune coordinate e motivi di fondo che possono spiegare il perdurare del potere dei narcos e la mattanza della società civile, che subisce migliaia di assassinii, di violenze, di intimidazioni e di sequestri. La condizione di sostanziale impunità dei cartelli della droga è impressionante: basti pensare che il tasso d’impunità degli omicidi e delle migliaia di “sparizioni” che si registrano ogni anno (leggi sequestri di persona) è del 97%!

Nella seconda parte del reportage, Lorusso opera una densa ricostruzione dei processi e delle dinamiche che, a partire da metà dello scorso decennio, hanno portato a un rafforzamento militare, economico e politico delle organizzazioni criminali dedite alla produzione e al traffico internazionale di droghe. L’elemento probabilmente più interessante messo in evidenza da Lorusso riguarda la sospetta collusione d’interessi fra settori dello Stato messicano, l’esercito e i narcos. Sarebbe questa, secondo Lorusso, l’origine dell’aumento considerevole nella produzione e nel traffico di eroina e di marijuana. Scrive il giornalista: “Il 28 novembre 2006, due settimane prima che Calderón annunciasse la prima offensiva militare della narcoguerra nel suo natale Michoacán il presidente Fox, nel terzultimo giorno del suo mandato, firma un decreto per sospendere i programmi d’estirpazione via area della coltivazioni. Nei sei anni successivi il Messico incrementa di quattro-cinque volte il suo output di oppiacei e di due volte quello di marijuana. Intanto anche i morti ammazzati crescono: sono più di 150.000, i due terzi dei quali legati alla narcoguerra. Ancora oggi l’esercito provvede a estirpare manualmente le coltivazioni illecite, ma il ritmo di crescita delle stesse è molto maggiore. Inoltre in questi anni i governi messicani hanno presentato cifre adulterate e contrastanti con quelle di organismi internazionali sulle superfici seminate a papavero realmente “ripulite””.

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