LA RIDUZIONE DEL DANNO NELLA PROSTITUZIONE

data di pubblicazione:

4 Novembre 2015

cover201509bpPia Covre, storica attivista del movimento che si batte per l’affermazione dei diritti delle persone che si prostituiscono e presidentessa del Comitato per i diritti civili delle Prostitute, interviene, su Medicina delle Dipendenze, sulle declinazioni che la riduzione del danno ha assunto nel campo del mercato del sesso a pagamento. Per Covre, i profondi cambiamenti intervenuti nel mercato (dalla strada agli spazi chiusi, il massiccio ingresso di donne e transessuali migranti, le nuove forme di offerta) in Italia e in Europa a partire dagli anni ’90, hanno imposto la crisi del modello di controllo statale della prostituzione. E’ così che nella prima metà degli anni ’90 si costituiscono in Italia le prima unità di strada dedicate alle persone che si prostituiscono, che operano con la distribuzione di materiale informativo e di preservativi, consulenza sui servizi e sui programmi di protezione sociale. In genere, in queste unità di strada sono anche presenti mediatrici culturali e operatrici peer, fondamentali nel contatto con le sex worker e per l’attivazione di programmi specifici (ad esempio le leggi e i progetti a tutela delle vittime di tratta e di grave sfruttamento). Si tratta quindi di interventi ispirati alla logica operativa e alla filosofia di fondo della riduzione del danno e della bassa soglia.

Tuttavia, rileva Covre, negli ultimi anni l’affermarsi del paradigma securitario ha imposto, a livello di politiche urbane, l’adozione di provvedimenti di tipo repressivo (ordinanze ad hoc, retate, multe) verso i soggetti del mercato della prostituzione all’aperto (sex worker e clienti). Ciò ha provocato uno spostamento dell’offerta di sesso a pagamento verso il chiuso e, per la parte più fragile dei soggetti che continuano a prostituirsi in strada, il confinamento nelle aree più periferiche, con un aumento dei rischi per la sicurezza e per la salute. Vi è quindi il pericolo, in assenza di contro-tendenze, di disperdere e depotenziare la tradizione di interventi di riduzione del danno che, sia pure con limiti, sono riusciti a innalzare la soglia dei diritti per le persone che si prostituiscono.

Covre P., 2015, Sex work, sex addiction e riduzione del danno, Medicina delle Dipendenze, 19, pp. 24-26.

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