LA RIDUZIONE DEL DANNO COME POSSIBILE PROSPETTIVA TRASVERSALE

data di pubblicazione:

29 Ottobre 2015

cover201509bpUn  articolo di Stefano Vecchio, del Dipartimento Dipendenze ASL Napoli 1, pubblicato su Medicina delle Dipendenze, consente di contestualizzare le esperienze di riduzione del danno (RDD) in Italia rispetto ai servizi di cura dei consumatori di sostanze psicoattive. Vecchio comincia la sua analisi dalla de-costruzione critica della nozione dominante di tossicodipendenza come malattia cronica che, se ha avuto storicamente il merito di togliere parte dello stigma attribuito ai consumatori di sostanze, ha spesso comportato un nuovo tipo di etichettamento e l’adozione di terapie farmacologiche cronicizzanti. La storia dei servizi per le tossicodipendenze in Italia, nelle loro diverse articolazioni (Ser.T, unità di strada, servizi a bassa soglia, ambulatori, comunità terapeutiche) mostra una ricchezza di pratiche e di competenze organizzative che trovano nel territorio il loro comune denominatore. Le diverse realtà di cura esistenti compongono una rete di servizi che consentirebbe l’attuazione di interventi diversificati  e pluralistici, se vi fosse maggiore flessibilità organizzativa e gestionale. Dopo avere ricordato alcuni principi della RDD rispetto alla concezione di consumatore di sostanze psicoattive, di drug, set e setting, di modelli e stili di uso delle sostanze, Vecchi si concentra sulla RDD intesa come possibile prospettiva trasversale. A tal fine egli identifica alcuni principi e concetti della RDD, fra cui il fatto che le persone non sono etichettate con diagnosi pre-costituite, l’importanza del principio di auto-regolazione e delle competenze del consumatore, la facilitazione dei processi di supporto tra pari, il riconoscimento dell’empowerment, la flessibilità operativa. E’ su questa base che Vecchi propone un cambio di rotta rispetto al sistema dei servizi, che dovrebbero a suo avviso orientarsi verso una logica di sistema che definisce flessibile, nomade e meticcia. “Propongo il sistema in senso nomade e meticcio, come un organismo vivente in continuo movimento ed evoluzione e aperto al cambiamento in relazione ai mutamenti che avvengono di continuo nei modelli e stili di consumo (…) Un tale processo richiede accordi con i governi delle città e una alleanza strategica tra enti pubblici e terzo settore. E tale alleanza potrebbe consentirci di proporre, adottando un atteggiamento laico e pragmatico, sperimentazioni innovative, di servizi ed esperienze già realizzati in altri Paesi europei, che amplirebbero le nostre strategie di regolazione sociale del fenomeno per la messa in sicurezza dei modelli di consumo; le stanze dei consumatori, il pill testing, i Cannabis social club, la somministrazione e consegna controllata di eroina”.

Vecchio S., 2015, Verso un sistema flessibile, nomade e meticcio dei servizi per i consumatori di sostanze psicoattive, Medicina delle Dipendenze, V, 19, pp. 56-63.

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