MASSIMO PROFITTO E INDUSTRIA DEL GIOCO D'AZZARDO

data di pubblicazione:

15 Ottobre 2015

slotUn articolo del magazine Vita fa una riflessione a 360 gradi sul sistema del gioco d’azzardo, o meglio sulle patologie che affliggono il sistema legale di gioco nel nostro Paese e non solo.  Quali sono le responsabilità degli stakeholder, cioè dei vari portatori di interessi, nell’alimentare in modo incontrollabile la “cultura” del gioco? Come si lega la ricerca del massimo profitto nell’industria dell’azzardo con la questione ludopatie e le varie campagne promozionale che invitano al “gioco responsabile”? Queste sono alcune delle linee di riflessione che l’articolo cerca di porre, suggerendo, più che delle risposte, dei tentativi di approfondimento ai problemi sollevati.

“E se accanto al popolo minuto, la povera gente che volente o nolente regge la piramide dell’azzardo legale, anche loro, i beneficiari del sistema, fossero in tutto e per tutto addicted e “dipendentizzati” non da una droga chimica ma da un settore particolarmente tossico del capitalismo finanziario che, non a caso, è stato definito ludo-capitalismo? Di quale modello di “libertà d’impresa” si farebbe oggi portatore il settore dell’azzardo legale? Di una dipendenza talmente totale e radicale da asservire ogni cosa a algoritmi, numeri e flussi affettivi e monetari? La domanda può essere presa come una provocazione, ma solo se si vuole eludere il problema. La provocazione è infatti nelle cose – non nelle intenzioni di chi pone la domanda – e l’affronto è nei numeri che circoscrivono quelle cose. Ed è un affronto al lavoro, alla dignità, alla libertà, e persino all’impresa – se vogliamo tener cara un’impostazione liberale del problema.”

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