In psichiatria, e non solo, si parla di “tristezza”, di “malinconia”, di “male di vivere”, e molto più frequentemente di “depressione”. La depressione è una forma di sofferenza psichica che ha cause biologiche, psicologiche e sociali, intrecciate le une alle altre.
Non si è di fronte a una sola depressione. Al contrario, ci sono due diverse forme di depressione: quella che è “malattia”, e quella che non lo è. Risulta estremamente importante non confodere l’una con l’altra. Ciascuna delle due ha bisogno di cure radicalmente diverse. Il problema della depressione è di particolare importanza in età giovanile e in età anziana; e non può essere affrontato senza l’attenta considerazione della qualità delle relazioni familiari.
Le depressioni non patologiche sono presenti in ogni età della vita, e in particolare in età giovanile e anziana. Sono depressioni contrassegnate dalla presenza di tristezza, malessere, di desiderio di solitudine, di stanchezza di vivere, che nascono da incomprensioni familiari e scolastiche, da illusioni, da attese e da speranze ferite, da mete non raggiunte e, talora da mete raggiunte che deludono.
Sarebbe un grave errore interpretare queste modificazioni dello stato d’animo come conseguenze di una deoressione patologica. Questo è un errore in cui talvolta incorrono i medici di base, ma non solo loro, e che inducono alla prescrizione di farmaci antidepressivi, del tutto inutili e talora dannosi.
Le depressioni “normali” sono meno frequenti nella donna che nin nell’uomo che è più facilmente divorato dall’assenza di interessi e dall’incapacità di riempire il vuoto che consegue l’essere anziani. In ogni caso conta molto la presenza i l’assenza di relazioni familiari capaci di ascolto.
Nelle depressioni patologiche, invece, i sintomi prima elencati sono accentuati ed esasperati e spesso si accompagnano anche ad altri sintomi che cambiano profondamente la fisionomia clinica.
Alla depressione si accompagnano sintomi di ansietà e di angoscia che, a mano a mano, crescono di intensità, rendendo impossibili ogni speranza e ogni apertura al futuro. In ogni depressione patologica si osservano poi altri sintomi come la perdita di gioia e ogni interesse per la vita. Come conseguenza di questo inaridirsi di sentimenti e pulsioni vitali nascono il senso dell’inutilità della vita, e il desiderio della morte volontaria rivissuta come speranza contro ogni speranza. Questi sintomi hanno una diversa espressione nel caso in cui insorgano nei giovani piuttosto che negli anziani. Nelle depressioni giovanili, infatti, a questi sintomi si aggiungono azioni autolesive che non sempre hanno come fine il suicidio na che nascono dal desiderio di fare male al proprio corpo.
Sono giovani apatici, senza interessi feriti da sentimenti di autosvalutazione, e da impulsi a isolarsi socialmente, che li portano a rinchiudersi nella propria individualità. Ne conseguono problemi nell’ambito scolastico e nella professione con difficoltà di concentrazione e disturbi alimentari che possono giungere fino all’anoressia. La depressione giovanile si può manifestare con la presenza di dolori cronici che non hanno cause biologiche ma solo psicologiche.
La diagnosi di depressione nei giovani è spesso ostacolata dal frequente atteggiamento di rifiuto di ogni forma di aiuto medico, e dal mancato riconoscimento della malatita.
Le depressioni patologiche in età anziana sono contrassegnate da una sintomatologia non diversa in alcuni suoi aspetti, come la tristezza, la svogliatezza, la mancanza di vitalità, la perdita di interesse per la vita, il senso di colpa, il desiderio di morire. Rispetto alle depressioni giovanili hanno un andamento molto più lento, molto più ostinato e ribelle alle terapie farmacologiche, molto più condizionato dai contesti ambientali e sociali.
La depressione giovanile e quella senile rientrano in un unico inquadramento nosografico, benchè abbiano modi diversi nella loro sintomatologia e nelle esigenze di cura; ma nell’insorgenza dell’una e dell’altra ha grande importanza la qualità delle relazioni familiari e sociali nelle quali giovani e anziani si trovano a vivere.
IL MALE DI VIVERE GIOVANI E ANZIANI: UGUALE O DIVERSO?
Eugenio Borgna
FAMIGLIA OGGI, n. 3 maggio-giugno 2015
La rivista è disponibile c/o il Cesda