IL POTERE DEL NARCOTRAFFICO: NOTE SUL MESSICO

data di pubblicazione:

9 Luglio 2015

imagesUn recente saggio di Fabrizio Lorusso, giornalista free-lance esperto di America Latina, illustra fatti, dati e analisi relativi a ciò che definisce narco-potere. Lorusso è autore di  NarcoGuerra. Cronache dal Messico dei Cartelli della Droga (Ed. Odoya, 2015), che contiene reportage, interviste, cronache con una visione critica di quanto vissuto negli ultimi anni in Messico e in altri paesi latinoamericani. Da anni il lavoro di questo giornalista documenta le molte facce del Messico, paese che ha visto affermarsi l’egemonia dei cartelli della droga e il sostanziale fallimento delle strategie repressive dello Stato messicano. Lorusso nel libro si sofferma sulla situazione esistente in Colombia e soprattutto in Messico, dove la forza economica e militare delle organizzazioni e dei cartelli della droga ha raggiunto livelli enormi, tali da mettere in estrema difficoltà la legittimità dello Stato in ampie zone del paese. La ferocia, il livello di violenza praticato dei cartelli messicani contro organizzazioni rivali e civili innocenti, di fatto hanno trascinato il paese in una guerra civile a partire dal 2006, con un bilancio impressionante di vittime, stimate da 80.000 a 100.000, e di rapimenti o “sparizioni”, stimati da 20.000 a 30.000.

Di seguito alcuni estratti: “A livello aggregato migliaia di contadini e i compratori locali dei derivati della foglia ottenevano l’1% di quanto pagato dai consumatori finali. Pochi cartelli del contrabbando internazionale di stupefacenti si tenevano il 13%. I traders e i dealers, importatori e distributori all’ingrosso nei ricchi mercati di consumo, che non sono moltissimi ma sono più numerosi dei cartelli, si prendevano il 27%. Infine migliaia di pusher partecipavano ai guadagni tenendosi il 57% del valore finale della cocaina e i sequestri delle autorità spiegavano il resto. Questa struttura non è cambiata, si è anzi polarizzata. Studi più recenti dell’Organizzazione degli Stati Americani stimano in due terzi del totale il valore che resta alla fine della filiera. Dunque è a livello di microtraffico nel paese consumatore che si redistribuiscono i redditi del mercato della coca, mentre i contadini dei paesi produttori restano esclusi dai grandi affari, secondo i meccanismi tradizionali della divisione internazionale del lavoro tra produttori di materie prime, intermediari e venditori (…) Le regole del narco-business non coincidono con quelle che vigono nell’economia formale, ma esistono somiglianze. Prezzi e quantità, retribuzioni e vendite, negoziazioni e logistica rispettano parzialmente i meccanismi di mercato e c’è bisogno di una gestione manageriale degli stakeholder, quelli che la teoria aziendale chiama “portatori d’interesse”. Oltre le teorie del mercato e dell’impresa, però, restano la violenza endemica, l’interazione corrotta con il sistema di protezione e gli apparati burocratici, politici e di polizia. E restano pure le sinergie con altri affari illeciti che hanno caratterizzato il modello criminale di gruppi come gli Zetas e la Familia Michoacana, oggi sostituita dai Caballeros Templarios, in Messico negli ultimi dieci anni, e che hanno permesso loro di rimpinguare notevolmente le entrate del narcotraffico. Hanno saputo creare un cocktail criminale esplosivo. Ormai il modello criminale diversificato coinvolge tutti i cartelli messicani, visto che la coca o la mota da sole non bastano più per tutti e gli accessi ai mercati esteri, specialmente lungo la frontiera di 3000 chilometri con gli usa, sono sempre più risicati. La produzione complessiva di cocaina è diminuita del 26% tra il 2007 e il 2012, compensata però dagli stimolanti anfetaminici. Il numero di sostanze psicoattive non regolate sul mercato mondiale ha raggiunto la cifra di 348 ed è raddoppiato tra il 2009 e il 2013. Quelle controllate sono invece solo 234″.

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